Istantanee della memoria

Gouache, tecniche miste di Silvia de Giudici

Nel caso di Silvia de Giudici si combinano straordinariamente, con molta semplicità e senza alcuna superfetazione né forzatura, legami indissolubili tra esperienze vissute del quotidiano e ricerca artistica. Si tratta di una condizione di “grazia”e di normale gratificazione che raramente possiamo riscontrare tra coloro che ambiscono a raggiungere, a ogni costo, successi e riscontri più o meno consolidati, alla fine, nel contesto dei valori attuali, sempre meno rilevanti.

Di certo il percorso artistico di Silvia de Giudici è di tutto rispetto, sia per aver ereditato tale sensibilità nell’ambito famigliare, cito, in proposito, il solo nonno Gigi de Giudici, tra i protagonisti dell’avanguardia capesarina agli inizi del ‘900 e molto vicino a Gino Rossi, sia per studi curriculari, avendo conseguito il diploma accademico dopo aver frequentato, negli anni ’80, i corsi di Pittura tenuti allora da Emilio Vedova. Dalla fine degli anni ’80 ha continuato a disegnare e a dipingere anche se nel frattempo ha ovviamente ottemperato ad altre usuali ma concrete necessità di donna e di madre.

Il suo percorso di ricerca coerentemente ha sempre mantenuto fede agli intendimenti originari che ha fatto suoi non pedissequamente, ma entrando nel merito dei più diretti e necessari valori della pittura di cui è fine conoscitrice. Tali predisposizioni naturali l’hanno coinvolta a stabilire, in questi anni, legami indissolubili con le città tra le quali attualmente continua a dividersi, per molti versi contigue e complementari, quali Venezia e Trieste, conducendola a tracciare una serie di rapidi stenografici appunti su fogli di carta in cui mirabilmente si sintetizzano segni e colori risolti con indubbia raffinatezza che pur rimandandoci a una comune matrice espressionista, non sono mai risolti con quelle tipiche cadute pessimistiche che hanno caratterizzato, ad esempio, l’opera dell’inquieto e drammatico Kirchner. Sono invece, nel suo caso, da evidenziare chiari e solari riferimenti, a volte espressi con evidenti simpatie secessioniste, più sul piano dell’adesione mentale che formale, alla Joie de vivre di matissiana memoria, come dichiarato palesemente in un suo grazioso e semplice disegno a matita dall’emblematico titolo: “Voglio vivere”. Da tale particolare combinazione tra elementi nordici e mediterranei, escono opere pregne di originalità e bellezza. I suoi fogli intrisi di tecniche miste di cui, a volte, può capitare che nemmeno l’autrice riesca a spiegarsi il risultato raggiunto, assumono pari dignità e autonomia accanto agli oli su tela o su tavola, rivelando, in ogni caso, un gusto per la matrice pittorica negli ineguagliabili passaggi di tonalità e modulazioni avvertibili sia nelle gradazioni scure che in quelle più chiare, dall’artista sempre, con eleganza, sottilmente calibrate.

Proprio come avviene per l’autentica pittura, soprattutto di matrice veneta, non ci si stanca mai di osservare né di rilevare nelle continue cangianti e mai uguali sfumature, le infinite variazioni dei particolari così coinvolgenti all’interno della sua pittura. Nell’opera di Silvia de Giudici tale rimane il più evidente segnale di una limpida coincidenza tra ricerca esistenziale e artistica che perciò non potrà che offrire altri significativi e notevoli risultati.

“Istantanee della memoria”
Gouache, tecniche miste
Trieste 7 dicembre 2012 – 15 gennaio 2013
SPAZIO MIRAMARE, TRIESTE
Viale Miramare, 17 – Trieste
Ingresso libero, solo su appuntamento:
cell.: +39 339 7909798; e-mail: silviasorriso@yahoo.it