“Italiani si nasce e noi lo nacquimo”

Il sipario si apre su un generico sindaco di una generica città italiana intento a presentare uno spettacolo che vorrebbe celebrare i 150 anni di Unità d’Italia. Gli attori però dopo poche battute si rifiutano di interpretare il copione previsto perché troppo pomposo e altisonante; decidono così di ripiegare sul loro cavallo di battaglia e, minacciando il sindaco di svelare lo “scandalo sull’inceneritore”, lo obbligano a presentare il nuovo spettacolo: “Italiani si nasce e noi lo nacquimo”.
Inizia così un lungo excursus storico che parte da Adamo ed Eva ed arriva fino a Leopardi passando per l’antica Roma e l’atelier di Leonardo Da Vinci nel quale vengono rappresentati tutti i possibili e immaginabili luoghi comuni sull’Italia e l’italianità.

Gli sketch comici sono stati scritti e assemblati da Tullio Solenghi, Maurizio Micheli, Marco Presta (Ruggito del coniglio), i quali sono riusciti ad infilare uno sbalorditivo numero di banalità, battute già sentite troppe volte, situazioni viste e riviste che appesantiscono terribilmente le due ore di spettacolo.
Più della metà degli spunti comici giocano sull’anacronismo, scopriamo ad esempio che l’America già prima dello sbarco di Colombo era stata colonizzata da un imprenditore milanese pronto a mettere in piedi un’agenzia di “import-escort”, a cui Colombo, che Solenghi interpreta come una fusione tra Paolo Conte e Fantozzi, non sa resistere. Ogni scenetta è infarcita di tuttaltro che funambolici giochi di parole e la satire politica si limita a qualche battuta sull’altezza e le abitudini sessuali di Berlusconi e una innocua allusione alla riforma della scuola (“San Gelmino protettore dei privatisti”).

Il punto più basso si tocca con il provino di Leopardi a una sottospecie di X-Factor ottocentesco, ma anche Leonardo trasformato in uno effeminato stilista ante-litteram riesce fastidioso. Ci sono però alcuni scambi più felici, soprattutto nel finale quando le statue di Garibaldi e Vittorio Emanuele che fino ad allora erano parte integrante della scenografia, prendono vita, scendono dal piedistallo e si rapportano con la realtà contemporanea, sbattuti tra il servizio clienti di una compagnia telefonica, uno show televisivo e la pubblicità di un purgante (“scegli portapia, apri una breccia nel tuo intestino” sarà obbligato a scandire Garibaldi).

La prestazione degli attori non è esaltante, Solenghi alterna momenti più brillanti, come quando interpreta Colombo-Paolo Conte, a scene nel quale appare distratto e poco convincente (travestito da Casanova dimentica la battuta, riuscendo a salvarsi solo con l’esperienza e l’istinto da improvvisatore).
Nel complesso risulta uno spettacolo mediocre che riprende la tradizione del varietà fatta di pezzi comici raccordati da canzoni e balletti senza rinnovarne le istanze e non portando nessuna nuova chiave interpretativa della società italiana attuale, bensì riproponendo ancora una volta i triti e ritriti luoghi comuni sugli italiani così pieni di difetti, ma che non si può fare a meno di assolvere per la loro straordinaria simpatia e bonarietà. E il sipario si chiude sugli attori, vestiti con le maglie della Nazionale di calcio, uniti, mano nella mano, a cantare l’Inno e a tifare per l’Italia.

Italiani si nasce e noi lo nacquimo
Con Tullio Solenghi, Maurizio Micheli, Sandra Cavallini, Gualtiero Giorgini, Adriano Giraldi, Fulvia Lorenzetti, Matteo Micheli e Luca Romani. Regia di Marcello Cotugno
scene di Francesco Scandale, costumi di Andrea Stanisci, musiche di Massimiliano Forza. Prodotto da La Contrada-Teatro Stabile di Trieste e Procope Studio.
Durata: 2 ore
www.teatrispa.it