“JANE EYRE” DI CARY FUKUNAGA

Jane, dalla parte della bambine

Quante volte Jane, e quante volte Rocherster. La prima trasposizione cinematografica è del 1910, l’ultima una serie televisiva della BBC, nel 2006. Ma perché ancora Jane? Perché fare un altro film?

Le generazioni è vero si avvicendano e i linguaggi mutano. L’ultima Jane cinematografica è stata Charlotte Gainsbourg, diretta nel ’95 da Zeffirelli, con William Hurt nella parte di un assai estraniato Eduard Rochester; il migliore resta l’indimenticabile Orson Welles, nella versione di Robert Stevenson, La porta proibita, con Joan Fontaine.

Esce il film e si legge, o rilegge, il romanzo. Sfugge così all’oblio una storia del XIX secolo, scritta da Charlotte, una delle sorelle Brönte. Tra le pagine è raccontato il coraggio, il riscatto e l’intelligenza di una giovane donna capace di una passione profonda, ma capace anche di rinunciarvi, per il rispetto di se stessa. Romantica e realista, idealista e concreta, Jane vuole essere libera e onesta. La sua bellezza è sfocata, emerge a tratti, per poi nascondersi di nuovo, ma è una delle donne più amate della letteratura ottocentesca, da Rochester e dai lettori.

Di nuovo al cinema, ora nella versione del californiano Cary Fukunaga (Sin Nombre), con la sceneggitura di Moira Buffini (Tradimenti all’inglese). Qualche sottrazione, qualche modifica – ma sarà lo spettatore ligio brontiano a farne scoperta – la passione è più esplicita; c’è più corpo, riscaldato tra legittimità e illegittimità. Locations reali, luci naturali e la macchina a mano che rileva con immediatezza la lotta interiore di Jane, divisa tra passione e una vita protetta nell’alveo delle convenzioni. Thornfield, al cinema è il magnifico Haddon Hall, nel Derbyshire, umido di una gelida pioggia che bagna anche le rose di maggio.

La tinta dominante è gotica e il mondo vittoriano è desunto dalle pitture di Mary Ellen Best, ma virando verso il monocromatico: il colore si accende con parsimonia solo quando interviene la natura, presente ma scarsamente vitale. La cronologia del romanzo è spezzata, ricostruita con lunghi flash back. Si parte dalla protagonista in fuga da Thonfield, e da Rochester, e soccorsa in fin di vita da St John Rivers, qui personaggio non sacrificato come in alcune passate versioni, ma funzionale alla contrapposizione tra amore e convenienza. Michael Fassbender erotizza lo schermo negando però la passionale crudeltà di Rochester, giocata sulla costruzione di equivoci che nel libro sostituiscono il contatto dei corpi. Jane, interpretata da Mia Vasikowska (I ragazzi stanno bene), conferma di non essere una fanciulla perseguitata, in fuga e bisognosa di ricovero; ha il coraggio e la percezione del valore dell’indipendenza. Per lei è certo che, se non può essere amore, almeno sia libertà.

Forse Jane è controcorrente ancor oggi. Da molte generazioni è l’emblema dell’antieroina che non capitalizza la sua bellezza. Non la possiede e non è sua preoccupazione costruirla. Jane, non va a cene eleganti. E’ bruttina, ma suscita una grande passione. E’ autonoma nei giudizi, intelligente e determinata. Non si omologa, ma osserva le regole, discutibili che siano, per rispettare se stessa; e senza eccessi e con passo certo è capace di sospingersi laddove sono felicità e dignità. Allora, per questo, ben venga Jane, ogni venticinque anni e sempre dalla parte delle bambine.

Titolo originale: Jane Eyre
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 120′
Regia: Cary Fukunaga
Sito ufficiale: http://focusfeatures.com/jane_eyre
Cast: Mia Wasikowska, Jamie Bell, Su Elliot, Judi Dench, Sally Hawkins, Imogen Poots
Produzione: Ruby Films
Distribuzione: Videa CDE
Data di uscita: 07 Ottobre 2011 (cinema)