“JOAN BAEZ IN CONCERTO”

La regina del folk incanta Padova

Tremila persone sono accorse al pala Bernhardsson per assistere al concerto di Joan Baez. Un tuffo nel passato che si è rivelato anche un bel momento di riflessione sul presente.

Joan Baez ha dimostrato ancora una volta la sua coerenza, e, attraverso le sue canzoni, ha lanciato, come fa da più di quarant’anni, un messaggio di pace. Il suo impegno per i diritti civili e per la pace è risaputo fin dagli anni sessanta, non ha mai smesso di crederci e ancora oggi continua incessante a portarlo in giro per il mondo che, nonostante sia passato molto tempo, ne ha ancora drammaticamente bisogno.

Ma la musica di Joan Baez è anche altro. L’atmosfera acustica del concerto di Padova emerge da subito. Scenografia scarna, minimale, solo due sedie a fondo palco e i due musicisti, bravissimi, che accompagnano Joan Baez: Graham Maby alla chitarra acustica, basso elettrico e acustico e cori e il giovane Eric Della Penna alla chitarra acustica, elettrica e steel, mandolino e cori.

L’apertura con “The night they drove old dixie down” non può che scaldare gli animi degli spettatori che attendono impazienti di sentire la regina del folk e che la accolgono, oltre che con un caloroso applauso, con un cartellone di ringraziameto “Gracias a Joan que nos a dado tanto”. E la magia ha inizio. Brano dopo brano la voce di Joan Baez affascina, emoziona, commuove. Parola dopo parola riverbera dentro l’anima e incanta. Le canzoni si susseguono, a volte eseguite con gli altri musicisti a volte da sola, prendendo delle pause solo per sistemare l’accordatura della sua chitarra: “Scarlet tide” di Elvis Costello, “Bridge over troubled water” di Simon and Garfunkel, “Stand by me” di Ben E. King, “Long black veil” che la cantante ricorda avere imparato da un Jhonny Cash giovane e bello, e molte canzoni tradizionali, arrangiate proprio dalla Baez. Momento molto toccante quando ha presentato “Joe Hill” dicendo di averla suonata “un milione di anni fa a Woodstock”, e sottolineando che questa canzone è un inno al coraggio. Ha proseguito poi con la sua “Diamonds and rust”, “Here’s to you” di Ennio Morricone, “Gracias a la vida” e con “Love is just a four letters word” “It’s all over now, baby blue” di Bob Dylan. Ha inoltre inserito nel suo concerto anche un particolare omaggio all’Italia: oltre ad aver letto la traduzione dei brani più recenti, ha eseguito “C’era un ragazzo” e “Un mondo d’amore”.

Il pubblico eterogeneo di Joan Baez ha salutato la folksinger con un lungo e scosciante applauso e con una incessante richiesta di bis, che, naturalmente, sono arrivati. Ora che è diventata cittadina onoraria di Padova, il sindaco Flavio Zanonato le ha consegnato il sigillo della città proprio prima del concerto, si spera di poterla rivedere presto in Italia.

Joan Baez ha saputo regalare quasi due ore di musica e parole vere, nate dal cuore di un’America legata alle sue radici più profonde, popolari. Musica e parole a cui l’incanto della voce della regina del folk dona un’atmosfera intima e coinvolgente. Una cantante con un carisma e un’eleganza innate, che sa affascinare il pubblico non solo per le sue indiscutibili doti canore, ma anche per il modo spontaneo e sincero di porsi. Alla fine del concerto si è avuta la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, quando la musica era più sincera e i cantanti e musicisti più autentici e non avevano bisogno di grandi tecnologie per stupire il loro pubblico. Joan Baez con l’atmosfera acustica del suo concerto ha regalato anche questo: il fascino della semplicità di una voce accompagnata da una chitarra, per ricordare che la musica vera può essere anche altro.