“Johanna Padana a la descovèrta de le Americhe” di Marina De Juli

Come le favole prima del sonno

Marina De Juli viene dalla Compagnia di Dario Fo e Franca Rame, e proprio un testo del maestro ha scelto di riadattare “al femminile”, mettendolo in scena in una veste nuova, rivista e ripensata. Il suo Johanna Padana a la descovèrta de le Americhe porta dunque su di sé il profumo di quel teatro giullaresco che già conosciamo, fatto di un linguaggio inventato, di lingue mescolate e miscelate, e di narrazione diretta, che dice al pubblico in modo esplicito “ascolta questa storia”, e ancora di movenze, e mimiche, e gag, e uso del volto.

Un connubio di espedienti volti al comico che si pongono in contatto diretto con la platea, e riescono a creare una rete fitta di corrispondenze emotive: trascinano, coinvolgono, creano quella malia delle favole raccontate ai bambini prima della notte, dove il narratore è demiurgo fantastico, canto delle sirene, e l’ascoltatore la sua preda indifesa.
E la favola in questione è proprio un’epopea. Come tutti i grandi racconti del mito ci sono i nemici, gli aiutanti, c’è l’intervento del divino, c’è la missione da compiere. E poi c’è l’eroe, Johanna, che vorrebbe essere – giustamente – eroina, ma dati i tempi, stringe le mammelle in una fascia, taglia i capelli e indossa i calzoni.

Perché la vita di una donna tra 4 e ‘500, una donna di quelle che-mi-piace-fare-all’-amore, non è cosa. E allora si traveste da uomo, scappa dalle valli lombarde in cui nasce, dal convento di monache in cui i Lanzichenecchi hanno appena fatto razzia, capita a Venezia, si dà alla pazza gioia con uno stregone, scappa ancora verso Siviglia, addocchia una decina di roghi dell’Inquisizione – che davvero non è cosa – s’imbarca su una nave e arriva in America aggrappata ad un porcello-boa (la tempesta, certamente). Finito? No! Qui c’è un intero popolo di Indios da salvare dai Conquistadores e… Johanna finalmente donna diventa pure una dea e condottiera della libertà nella Terra Nuova.

È una storia bella e piena di colpi di scena quella scritta da Dario Fo. Marina De Juli sa come ammaliare il pubblico di Villa Levi Morenos a Mira (Venezia), dove lo spettacolo viene rappresentato nella rassegna “Estate in riviera” organizzata da Arteven, sezione “Germogli di Teatro” in collaborazione con La Piccionaia I Carrara. Come tutte le narrazioni epocali, ci sono anche le illustrazioni: come gli affreschi nelle chiese, come le miniature medievali, Johanna Padana ha una scenografia “parlante”, un murales naif e coloratissimo che racconta le scene, i quadri, le immagini restituite dalle parole.

De Juli sa ammaliare perché porta sul palco una freschezza narrativa che non ha bisogno di sipari, o di luci, o di costumi di scena particolari.Il suo Johanna Padana è un teatro, debitore esplicito all’opera di Dario Fo, che crea un paradosso interessante: alla presenza di una storia incredibile e di un linguaggio altrettanto irreale, capaci di creare un micromondo autonomo rispetto alla realtà, l’attrice tende invece ad allontanare la finzione scenica, e corre incontro allo lo spettatore, lo prende per mano, e lo riporta indietro al piacere innato dell’ascolto.

Marina De Juli “Johanna Padana a la descovèrta de le Americhe”, di Dario Fo, adattamento al femminile di Marina De Juli.
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