“KAROY” DI ZHANNA ISSABAEVA

Pensieri kazaki

Settimana della Critica
Azat truffa e deruba il prossimo. Al suo villaggio, nel Kazakistan, tutti lo conoscono come un ubriacone, ladro, buono a nulla. E hanno ragione. Ad Azat le conseguenze delle sue azioni non interessano, la sua indifferenza e la sua prepotenza gli impediscono di provare sensi di colpa. Solo dopo essersi recato in visita dalla madre morente riscoprirà il dolore, la vergogna, la dignità che contraddistinguono gli esseri umani, e aprirà gli occhi sui sentimenti che ha così spesso umiliato.

Zhanna Issabaeva, ex pubblicitaria kazaka, esordisce alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia con Karoy, opera prima incentrata su una figura che vive un lancinante conflitto fra le ragioni dell’interesse e quelle del cuore. Dopo Borat, blockbuster comico-satirico della scorsa stagione cinematografica, assistiamo così ad un vero film kazako, che non punta il dito su luoghi comuni o sui parallelismi culturali come il suo predecessore, ma che descrive con sincerità una storia episodica e coesa, ambientata in una società dai molti contrasti. Il film si divide in due parti: nella prima, lo spettatore è testimone della crudeltà insensibile con cui Azat approfitta di tutto e di tutti (truffe ad amici, furti alle vecchiette, stupri ai danni delle mogli dei conoscenti); nella seconda, appare invece la rinascita del sentimento nel cuore di quest’uomo, toccato dalle condizioni in cui versa la madre e dall’imbruttimento morale di cui è vittima la sorella, piagata da anni di sofferenze e delusioni.

Zhanna Issabaeva ha dichiarato di non voler trasmettere verità assolute, di non sapere se è giusto rubare per vivere o meno, ha affermato di voler solo indurre lo spettatore a pensare. Ma a cosa bisogna pensare, di fronte a Karoy? Quando si pensa, ci si pongono delle domande. E dopo essersele poste, si formulano una serie di ipotesi credibili, al fine di darsi una risposta. Allora, in questa recensione, proviamo a pensare.
Azat, nella prima parte del film risulta essere (per quanto il paragone possa sembrare un po’ forzato) un uomo che sarebbe piaciuto molto al Marchese de Sade: insensibile, gaudente, crapulone, approfittatore, irriconoscente, violento, falso, crudele. Se, utilizzando le parole della regista, “ruba per mangiare”, il suo è un comportamento comprensibile? La società kazaka, povera ma anche dotata di innegabili valori morali (rispetto per gli ospiti, per gli anziani, per i legami affettivi), lo ha creato o lo subisce? La violenza causata dalla menzogna (la ragazza picchiata dal marito per una insinuazione – totalmente falsa – di Azat) deriva dall’ignoranza del marito o dallo spirito vendicativo del protagonista? E, nella seconda parte, Azat si pente del dolore causato o semplicemente soffre per i propri casi familiari? Ciò che ha fatto è forse solo “arte di arrangiarsi”, dovuta alla sua prematura entrata nel mondo adulto (fin da piccolo doveva badare ai fratellini)?

Non è il luogo, questo, per dare risposte. Anche perché vogliamo rispettare e (sempre per usare le parole di Issabaeva) “fare contenta” la regista, limitandoci a pensare. Una sola cosa si può affermare con certezza, dopo la visione di Karoy: nell’opera, la donna ha un ruolo duplice, figura sia abusata che salvifica. Non sono gli uomini a essere i cardini morali del villaggio, ma le donne: quelle figure che Azat prima deruba, lascia in mezzo ad una strada, stupra o addirittura porta alla morte, trasfigurano tutte, nel finale, nel corpo sofferente della madre e nella voce dura della sorella. Attraverso loro, questo possiamo dichiararlo perentoriamente, lo spettatore cresce, soffre e partecipa alla grandezza dei rapporti umani, legami semplici, fatti anche e soprattutto di abnegazione ed amore. E attraverso le figure di donna Zhanna Issabaeva si presenta, fa emergere la sua sensibilità, tutta femminile, usata per raccontare la storia di un maschio. Cosa in realtà sia quel maschio in particolare, non è dato di sapere. Solo nella visione personale di questa storia complessa, a tratti nebulosa, vagamente irrisolta, ognuno si darà risposta.

Titolo originale: Karoy
Nazione: Kazakhstan
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 93′
Regia: Zhanna Issabayeva
Sito ufficiale:
Cast: Yerzhan Tusupov, Rimkesh Omarkhanova, Aiman Aimagambetova, Kadirbek Demesin, Gulnazid Omarova
Produzione: Sun Production, WorkStation Production House
Distribuzione:
Data di uscita: Venezia 2007