KURT DIEMBERGER AL TRENTO FILM FESTIVAL

Passi verso l'ignoto

All’auditorium di S. Chiara a Trento si esibisce un maestro a tutto campo dell’alpinismo contemporaneo – Kurt Diemberger – lussemburghese, classe 1932, sestogradista, ghiacciatore, esploratore, scrittore, documentarista, l’unico al mondo che abbia conquistato due ottomila metri vergini da ogni contatto umano (il Broad Peak e il Dhalagiri). I giovani alpinisti lo ritengono un “didàscalos” da seguire e da imitare.

Kurt espone con un brio e con un piacevolissimo humor da essere spesso interrotto da applausi di festosità compiaciuta. Tutto il grande anfiteatro era gremito.
Nel suo ultimo libro, Passi verso l’ignoto, detta il proprio itinerario: “Ho operato non solo per raggiungere la vetta, ma per realizzare i miei sogni”.
Nei suoi documentari concentra l’attenzione su vari aspetti dei segreti della montagna; non solo, egli curiosa con profonda umanità sui costumi dei popoli ignorati e lontani. Cita spesso brani sapienziali di quelle genti. Ad esempio un proverbio groenlandese lo accompagna da tutta la vita: ”solo gli spiriti dell’aria sanno che cosa incontrerò dietro le montagne, ma io vado avanti…”. Oppure: “il ghiaccio mi dice – altro adagio, quesyta volta asiatico – ascolta bene le voci e poi vai lento; chi va piano e sano va lontano…”.

“Dico ai miei allievi – non a quelli che mi ascoltavano per cinque anni nella mia non amata cattedra di matematica economica – ma a quelli più liberi che affrontano le montagne: ci vuole una preparazione spirituale per misurarsi con le montagne; sono essenziali le difficoltà da superare per temprarsi in altre prove più consistenti”.
Qui inserisce la sua invettiva sulle troppe comodità presenti anche in posti sacri alle solitudini himalaiane. Vorrebbe che si tornasse ai tempi spartani in cui i viveri se li portavano gli stessi alpinisti e i mezzi di trasporto si riducevano ad esempio a delle zattere sostenute da vesciche di capra. “Ora – accusa – le spedizioni di alta quota sono diventate un trekking chiassoso e anfitrionesco”.

Si compiace annotando che, dopo la sua impresa giovanile – nel 1956, a 24 anni – nel sovrumano passaggio sulla “Meringa gigante” in Patagonia, Hermann Buhl, mostro sacro dell’alpinismo, lo abbia scelto l’anno dopo per una spedizione sul K2. Da notare che Buhl fu il primo uomo al mondo a conquistare in solitaria un 8000.
Assieme a Buhl, Kurt inventa un nuovo e rivoluzionario stile di progressione in montagna ad alta quota, senza ossigeno, senza portatori e senza corde fisse.
In seguito Diemberger fonda, assieme alla sua compagna Jule Tullis, sul K2, il “Filmteam” più alto del mondo.
Ora, dopo la perdita della sua fedele Jule, caduta vittima sui ghiacciai himalaiani, Kurt è sempre spinto dal suo dèmone esplorativo: viaggia per il Tibet con sua figlia etnologa alla disamina di nuovi aspetti di quei popoli, per porgerceli rielaborati in nuovi suoi documenti scritti o filmati.