Kara Walker rivista “Norma” alla Fenice

L’Adalgisa della Simeoni trionfa su Kunde e Remigio

Sembrava pensato appositamente per la ripresa televisiva il nuovo allestimento della Norma di Bellini alla Fenice: se a teatro la regia si è rivelata alquanto essenziale, funzionava benissimo in televisione dove i contrasti cromatici della scena ne davano profondità in una piacevole seppur lineare conduzione. Per l’occasione, l’opera è stata ambientata in pieno periodo colonialista permettendo così a Kara Walker, alla quale è stata affidata la cura della regia, delle scene e dei costumi proprio in concomitanza con l’inaugurazione della biennale d’arte, di evidenziare le tematiche di razza e genere a lei molto care, collocando così il suo allestimento operistico all’interno del proprio profilo stilistico.

Al centro del palcoscenico un gigantesco monolite accoglie a più riprese il coro, anch’esso risaltato dalle tinte accese dei colori scenici, dietro il quale si scandiscono i fondali progettati dall’artista americana sul filone delle sue famose sagome ritagliate. A delimitare il coro, l’entrata dei personaggi principali tra i quali si è indiscutibilmente distinta Veronica Simeoni nei panni di Adalgisa per timbro vocale, coerenza interpretativa e una naturale disinvoltura scenica. Mentre il Pollione di Gregory Kunde sembra rapportarsi troppo direttamente all’Otello di Verdi, la Norma di Carmela Remigio sfoggia un carattere velatamente remissivo per essere considerata una condottiera, al quale aggiunge spesso interpretazioni segnate da una cura introspettiva che a tratti influisce nella carica e nella tensione che il carattere del personaggio racchiude. Nell’energica conduzione orchestrale di Gaetano d’Espinosa forse non si riesce a gustare pienamente di tutte le sottigliezze che la partitura di Bellini presenta pur in una apparente semplicità di scrittura. Nonostante tutto, però, i singoli elementi concorrono a una certa compattezza esecutiva accompagnata da un respiro musicale che, sebbene sia proiettato costantemente in avanti, non incide in alcun modo nella resa teatrale complessiva che incontra il pieno consenso del pubblico, mentre funziona molto bene in televisione.