mercoledì, Agosto 12, 2026
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“Muffa” di Ali Aydın

O i desaparecidos turchi

Settimana della Critica
Opera prima di Ayd?n, narra la storia di un padre alla disperata ricerca di suo figlio e al contempo della politica di un paese. Ayd?n porta a Venezia un’opera pulita, netta, senza sbavature, che pecca forse di un eccessivo distacco emotivo.

Basri (Ercan Kesal) è un cinquantenne impiegato delle ferrovie che si occupa della manutenzione dei binari. È un tipo solitario e silenzioso, e al contempo implacabile; figlio del fato e sopravissuto a molteplici sciagure, è un uomo determinato che da 18 anni cerca invano di scoprire cosa sia successo a suo figlio, arrestato ad Istanbul con l’accusa di aver complottato contro il governo turco.

L’unica sua compagnia è una radiolina russa, su cui ascolta giorno e notte il notiziario, nella speranza di captare informazioni che lo portino a capire il destino capitato a suo figlio. Viene regolarmente prelevato da casa e portato alla centrale di polizia per essere interrogato dal commissario (Muhammet Uzuner), sospettato di complotto antigovernativo a seguito delle petizioni che invia con frequenza e costanza alle autorità richiedendo la verità su ciò che è successo a suo figlio.

L’insistente richiesta di una risposta ufficiale da parte del governo si rifà ad eventi realmente accaduti e che hanno profondamente colpito il regista: negli anni ’90 alcuni giovani protestanti antigovernativi vennero arrestati e scomparvero nel nulla. Le loro madri decisero quindi di riunirsi ogni sabato mattina, meritando quindi l’appellativo di “madri del sabato”, di fronte al liceo Galatasaray mostrando le foto dei loro figli, in una forma di protesta che richiedeva alle autorità di rivelare la verità sui fatti accaduti, protesta che le accomunava alle “madri di Plaza de Mayo” nel Cile di Pinochet.

Basri soffre anche di epilessia, una malattia che potrebbe costargli il posto di lavoro e di conseguenza un segreto da mantenere, di cui però viene a conoscenza Cemil (Tansu Biçer), un collega miserabile e ubriacone che a sua volta ha degli scheletri nell’armadio e che farà una fine ingloriosa. Si raggiunge l’epilogo proprio durante una crisi epilettica, in cui Basri crolla a terra in preda alle convulsioni, e la radiolina annuncia il ritrovamento di una fossa comune nei pressi di Istanbul. I minuti finali sono quelli che porteranno la risposta definitiva alla domanda di Basri, risposta che lui si era rifiutato di accettare per tutti gli ultimi 18 anni.

Il film è un’opera lineare e perfetta visivamente: ogni inquadratura, ogni gioco di messa a fuoco, ogni dettaglio è studiato a livello ossessivo. Nessun fotogramma è lasciato al caso e forse è questo perfezionismo estetico – che pure non mira ad avere alcuna patina glamour e resta saldamente radicato nella realtà – che non consente appieno l’empatia con Basri, una pecca che però si perdona facilmente alla luce della sincerità e mancanza di pretenziosità che permea la pellicola. Le interpretazioni sono ineccepibili, dalla rassegnata disperazione di Ercan Kesal alla ripugnanza e al contempo pietà che suscita la vita di Tansu Biçer.

Un’opera prima ammirevole per la capacità di adattamento e personalizzazione di eventi storici e soprattutto per l’incredibile solidità registica che Adin dimostra ad ogni ripresa.

Titolo originale: Küf (Muffa)
Regia: Ali Ayd?n
Interpreti: Ercan Kesal (Basri), Muhammet Uzuner (poliziotto), Tansu Biçer (Cemil)
Produzione: Motiva Film, Yeni Sinemacilar
Coproduzione: Beleza Film
Distribuzione internazionale: MPM Films
Durata: 94′