“L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA” DI MIKE NEWELL

Come trasformare un romanzo di Garcia Marquez in un feuilleton natalizio

Adattare un capolavoro letterario per il grande schermo non è mai facile. Se poi l’opera in questione è firmata da un premio Nobel come Gabriel Garcia Marquez e se, per giunta, pretende di raccontare mezzo secolo di vita e di storia colombiana, allora l’impresa si fa ancora più ardua.

La sfida di portare sul grande schermo L’amore ai tempi del colera è stata raccolta forse con troppa ingenuità, o leggerezza, dalla Stone Village Pictures e dal regista britannico Mike Newell (Harry Potter e il Calice di Fuoco, Quattro matrimoni e un funerale). La fama e la bellezza del romanzo originale non sempre, infatti, si riverberano automaticamente sulla sua trasposizione cinematografica, neppure se firmata da uno sceneggiatore esperto quale Ronald Harwood, già insignito dell’Oscar per l’adattamento de Il Pianista. Ci sarà stata una ragione, dopotutto, se Garcia Marquez ha rifiutato per anni di cedere i diritti del suo famosissimo libro. Hollywood però, come noto, non si ferma davanti a nulla, figuriamoci di fronte al timore reverenziale per un gioiello insostituibile della letteratura non solo sud-americana, bensì mondiale. Ecco allora incarnarsi sulla celluloide la storia fiabesca di Florentino Ariza, un uomo capace di aspettare cinquantatre anni per ricongiungersi con il suo unico, vero, amore. Oggetto dell’esemplare attesa è Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno), la ragazza più bella della città colombiana di Cartagena.

I due si incontrano appena adolescenti, dando vita a una relazione appassionata e candida che vive nelle parole scambiate di nascosto attraverso lettere e biglietti sfuggenti. I loro sentimenti, però, sono ostacolati dal padre di Fermina, un parvenu burbero e rozzo, che vuole per sua figlia un partito ben più importante di un semplice addetto al telegrafo, squattrinato e sognatore. Trascinato via da Florentino, il cuore della ragazza non regge la prova della distanza e, col passare degli anni, Fermina dimentica il suo amore di gioventù, optando per un matrimonio di classe con Juvenal Urbino (Benjamin Bratt), il medico che ha sconfitto l’epidemia di colera di Cartagena. Florentino (interpretato nella sua versione “adulta” da uno spettacolare Javier Bardem) è distrutto; per non soccombere al dolore comincia una serie incredibilmente lunga di relazioni occasionali di poca importanza. Il suo cuore resta consacrato a Fermina, la sua Dea Incoronata, che continua ad attendere nell’ombra per una vita intera.

La vicenda di Florentino, di per sé, risulta sicuramente molto romantica. La grandezza di una storia d’amore, tuttavia, non dipende semplicemente da una trama e da un intreccio. Scaturisce, piuttosto, dalla capacità di creare atmosfere e suggestioni, d’infiammare e commuovere, di far assaporare luoghi e personaggi. Nel film, invece, non sembrano esserci particolari elementi d’impeto o di seduzione. Non si avverte affatto quella passione così carnosa e al tempo stesso altamente spirituale, ai limiti del magico, che di solito percorre le atmosfere ammalianti della letteratura sud-americana. In questa pellicola di amore si parla e tanto, ma non si riesce a catturarlo quasi mai negli sguardi, nei gesti e neppure nelle lacrime. Gli splendidi paesaggi urbani e naturalistici della Colombia sono privati di qualsiasi incanto e fanno da tappezzeria. Anche il colera è un elemento decorativo, puramente di passaggio. L’inserimento qua e là di canzoni della pop star Shakira, inoltre, si commenta da solo.
Ancor più sconcertante, tuttavia, è la mancanza di slancio con cui viene descritta la storia di Florentino e Fermina, soprattutto nella fase adolescenziale. Nonostante la rapidità degli eventi, la prima parte del film scorre lenta e piatta sullo schermo, complice la mancanza d’interpreti di rilievo, con l’eccezione di alcuni bravi caratteristi. Giovanna Mezzogiorno continua a fare la bellezza in finestra, togliendo spessore e, soprattutto, comprensibilità al personaggio di Fermina. Le sue scelte, infatti, nel film sembrano dettate dal puro capriccio. Per fortuna ad affiancarla c’è un grande Javier Bardem.

La sua interpretazione pacata e senza eccessi restituisce molto bene sia il fascino complessivo del personaggio di Florentino, sia alcune delle sfumature più delicate del suo complesso carattere. Senza contare che, con i suoi lineamenti latini, marcati e un po’ irregolari, Bardem sembra davvero far rivivere sullo schermo il volto familiare e sempre rimpianto del mitico Anthony Quinn. Non è un’esagerazione sostenere che se il film avrà qualche chance di essere ricordato, sarà per la bella performance di questo attore spagnolo, non a caso in piena ascesa sul panorama mondiale, persino hollywoodiano. Per il resto, L’amore ai tempi del colera sembra solo accodarsi alla fila lunghissima dei tanti film-panettone, zeppi di canditi e pesanti da digerire, con cui le grandi produzioni cercano di sfruttare la congiuntura natalizia. Non è certo un delitto; però aver sfruttato in modo parassitario un capolavoro di Garcia Marquez rende l’intera operazione alquanto deprimente.

L’amore ai tempi del colera
Titolo originale: Love in the Time of Cholera
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 138′
Regia: Mike Newell
Sito ufficiale:

Cast: Javier Bardem, Benjamin Bratt, Hector Elizondo, Catalina Sandino Moreno, Giovanna Mezzogiorno, Liev Schreiber, John Leguizamo, Laura Harring, Patricia Castañeda, Fernando Montenegro
Produzione: Stone Village Pictures, Grosvenor Park Media ltd.
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 21 Dicembre 2007 (cinema)