L’ANIMA E LA FORMA FRA MICHELANGELO E KLIMT

In mostra a Forlì fino al 12 aprile

Con la mostra dal titolo “L’anima e la forma fra Michelangelo e Klimt”, inaugurata a gennaio e visitabile fino al 12 aprile, la città di Forlì intende celebrare non solo Adolfo Wildt, uno dei maggiori scultori del XX secolo, di cui il suo Museo Civico possiede un notevole corpus di opere, ma vuole offrire una testimonianza, attraverso un percorso ad hoc, di urbanistica ed architettura.

A questi aspetti urbanistici e architettonici ha infatti collaborato, in modo incisivo Wildt, spirito eclettico che ha così dato alla città un valore aggiunto con l’armonia sinergetica dei suoi interventi. Non ci troviamo di fronte ad una esposizione fatta allo scopo di rivalutare un genio incompreso: Adolfo Wildt infatti occupa da tempo il posto a lui dovuto nel mondo della scultura novecentesca essendo stati ampiamente superati i pregiudizi che in patria, avevano da sempre accompagnato le sue creazioni. Artista indipendente – dall’aspetto ascetico e dalla personalità inquieta – non si era infatti mai piegato ai canoni dell’arte accademica o di regime allora imperante, proseguendo sicuro, nel suo cammino autonomo. Le sue opere vennero a lungo misconosciute perché troppo innovatrici rispetto alla tradizione classica che, con ovvie varianti si poteva riconoscere negli scultori di otto e novecento. Grande artigiano del marmo, umile apprendista dei principi elementari della tecnica dai famosi faeseurs des marbres lombardi, Wildt, aggiunse alla perfezione dell’esecuzione una sua particolare abilità nell’ottenere una straordinaria levigatezza –marmo smaterializzato quasi capace di galleggiare – e lucidità delle superfici adottando metodi non proprio ortodossi come quello di strofinare e fare strofinare ai suoi allievi le superfici con l’urina. Il profumo particolare evidentemente evaporava presto e restava il risultato straordinario. Si può notare, per inciso come anche nell’arte possa ripetersi il nihil novi sub sole del Quomlet a proposito di Manzoni Piero e dei suoi famosi barattoli.

Un’influenza innegabile su Wildt deriva, oltre che dalle opere del quattrocento italiano e della contemporanea art nouveau, dall’arte nordica , dal gotico, da cui rimase profondamente colpito nel suo lungo soggiorno presso l’amico e mecenate prussiano Franz Rose dal quale soggiornò per lunghi anni. La rassegna forlivese mette in mostra oltre alle opere provenienti dal suo Museo civico, una serie impressionante di capolavori la cui completezza e qualità costituiscono quasi una seconda mostra all’interno di quella di Wildt. Si tratta di mettere a confronto lo scultore novecentesco con i maestri del passato , da Fidia a Cosmè Tura, da Previati a Rodin , Casorati Morandi con in quali in modo diverso ha intrecciato collegamenti rilevabili nella sua produzione.
Si deve alla generosità del mecenate collezionista Paolucci di Calboli se il nucleo principale delle sculture di Wildt è in dotazione permanente al Museo forlivese, mentre per l’opera grafica in mostra il merito è del’archivio Scheiwiller erede per successione familiare. Artista poliedrico avido di conoscenza, Wildt spinto dal suo costante interesse per i temi del mito e della maschera non si ferma alla scultura e alla grafica ma dialoga anche con la musica di Wagner e le creazioni letterarie di D’annunzio suo collezionista. Non disdegna il monumentale ed ecco i busti imponenti e colossali di tante personalità del suo tempo da Mussolini a Vittorio Emanuele III da Pio Nono a Toscanini e Margherita Sarfatti, riportando anch’essi a quella nuda essenzialità che segna le sue creazioni . Mussolini è fermato nella fissità simbolica del potere, crivellato dalle raffiche dei mitra, nemesi crudele di un regime persecutorio e tirannico ; mentre il volto di San Francesco ci trasmette il brivido dell’ ascesi mistica e dell’amore evangelico.

Primo tempo del più ampio progetto del Museo forlivese la mostra su Wildt segna il 2012, mentre per l’anno prossimo il Progetto proseguirà con una grande esposizione dal titolo Dux, e chi sia questo dux è evidente visto che Forlì è la città che la organizza. Altri centri vicini a Forlì allargano lo sguardo sul tempo di Wildt, da Cervia al Mic , Museo Internazionale della Ceramica di Faenza che allestisce “La ceramica ai tempi di Wildt”.