L’AVVENTURA DEL VETRO

Dal rinascimento al novecento tra Venezia e mondi lontani a Trento

Racconta Plinio il Vecchio nelle sue storie, che un gruppo di marinai infreddoliti, sbarcati su di una spiaggia fenicia, non trovando pietre su cui accendere un fuoco, lo alimentarono direttamente sulla spiaggia e videro formarsi cristalli lucenti dal contatto fra la silice e alcune braci incandescenti. Era nato il vetro! Gli uomini del tempo sfruttarono ben presto questa fortunata e occasionale scoperta, usando il nuovo materiale per farne utensili di uso domestico. Fu solo in tempi successivi , ad opera di artisti egizi, che si passò alla creazione di oggetti ornamentali, collane, orecchini, anelli. In Siria si perfezionò poi la tecnica del vetro soffiato. Ad opera di Bisanzio, l’arte vetraria sbarcò a Venezia ove raggiunse ben presto livelli di eccellenza mantenuta ancora oggi dalle botteghe muranesi.

Si può ora seguire lo svolgersi di quest’arte vetraria approfondendo la storia della produzione del vetro veneziano e dei suoi approdi in terre lontane, con la mostra L’avventura del vetro. Dal Rinascimento al Novecento tra Venezia e mondi lontani con cui il Castello del Buonconsiglio e quello di Thun, le due sedi ospitanti, inaugurano la stagione artistica estiva.
Nonostante lo splendore dei manufatti esposti, non si tratta, però, solo di una rassegna dal puro intento estetico, ma di un rigoroso excursus attraverso il tempo e i paesi per raccontare lo svolgersi una avventura che secondo la leggenda era iniziata su di una spiaggia fenicia. Come già avvenuto per la mostra Egitto Mai Visto, l’ispirazione per questa esposizione viene da due magnifici pezzi rinascimentali della collezione Tonelli, donata a metà Ottocento al museo trentino, sii tratta di un piatto ed un calice con decorazioni a smalto rilevanti anche per il loro valore storiografico.

Prezioso partner è risultato inoltre il museo del vetro di Murano che ha concesso un centinaio di pezzi in buona parte inediti. Nel totale la mostra espone quasi settecento oggetti fra cui varie curiosità storiche e di costume come il flauto in vetro di Napoleone, recuperato dagli inglesi dopo la battaglia di Waterloo o un carico di perle e vetri cinquecenteschi recuperati nei fondali marini della Croazia, relitti di due carichi di navi affondate lungo le cote dell’Adriatico fra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Si può ammirare la produzione virtuosistica degli artigiani di Murano giunta all’apice nel corso del Settecento, il riaffermarsi della loro creatività ad iniziare dagli anni cinquanta del secolo scorso dopo una pausa di crisi dell’Ottocento dovuta alla crescente influenza delle produzioni boeme ed inglesi, che evidentemente erano riuscite a carpire alcuni segreti degli artisti muranesi nonostante che per secoli la repubblica veneta ne avesse tutelato il monopolio, relegando le fornaci su di un’isola, allo scopo non solo di evitare incendi alla città, ma anche di proteggerne al meglio i segreti

Scenografie a tutto campo consentono poi di assistere, come dal vivo, alle varie fasi di creazione di un manufatto, o di scendere in una virtuale immersione, nel ventre di una nave affondata per ammirane da vicino i reperti.
Il vetro manifesta la sua versatilità in mille forme ed usi: si vedono nelle bacheche vetri da spezieria, specchi, dipinti sotto vetro, vetri da capriccio, pistole e strumenti musicali, sontuose collane di perle vitree destinate al mercato africano. Si resta ammirati davanti ad alcuni esemplari delle cosiddette “ regine delle perle” merce di scambio per acquistare schiavi; ma appare addirittura incredibile che al prezzo di ventiquattro dollari di questi ornamenti, l’olandese Peter Minnit abbia potuto comprare l’isola di Manhattan dagli indiani.
Il continente nero a partire dal quattrocento scambia le perle veneziane con olio di palma, oro e schiavi. Perle a rosetta, millefiori vengono adoperate per farne amuleti e proteggersi dagli spiriti maligni. Nel corso del Medioevo si producono perle vitree a imitazione di quelle preziose, i cosiddetti paternostri, grandi rosari, le famose murrine. Sempre in questo periodo Angelo Barovier inventa il cristallino innovando linguaggi e tecniche.

Si entra in una piccola sala e sulla parete di fondo appare l’Ultima cena dipinta dai fratelli Baschenis nella chiesa di Santo Stefano a Carisolo. Sotto il quadro una tavola è stata imbandita con tutte le suppellettili rappresentate nel dipinto modellate in vetro con impressionante realismo , dall’artista buranese Silvano Signorotto nel 2007: pesci, gamberi, stoviglie bicchieri mezzo colmi di rosso vino, riproducono in modo suggestivo la tipologia di una tavola cinquecentesca.
Con le opere di Ercole Barovier, Vittorio Zecchin Carlo Scarpa Fulvio Bianconi si entra nel Novecento e si assiste al completo approdo del vetro nell’empireo dell’arte tout court dopo essersi sbarazzato del limitativo “ arte applicata” con cui si erano fino ad allora designati i manufatti artistici in vetro.

Periodo: 26-giu-2010 – 7-nov-2010
Orario: Aperto da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 17
Dal 30 maggio all’8 novembre dalle ore 10 alle 18. Chiuso lunedì non festivi
Prezzi: Ingressi intero € 7, ridotto € 4, famiglia € 12, promozionale quattro sedi € 8 ingresso gratuito per studenti under 18 e per gli over 65
Località: Trento
Luogo: Castello del Buonconsiglio