Parigi, rue de Grenelle numero 7. In un elegante palazzo, abitato da famiglie dell’alta borghesia, si ambientano e intrecciano due racconti in prima persona, come due diari. Protagoniste sono la portinaia Renèe Michael e una giovanissima inquilina, Paloma, figlia dodicenne di un ministro della Parigi-bene. Ogni capitolo è dedicato, e differenziato graficamente, all’uno o all’altro personaggio
Le trame, che inizialmente scorrono parallele, si incontrano nella seconda metà del romanzo dove le due contro-eroine, che si sentono sole in un mondo che ha smarrito il senso vero delle cose, si annusano, si riconoscono simili e percorrono un tratto di storia insieme. Il tutto avviene in un carosello di personaggi pittoreschi, deliziosamente delineati da una scrittrice attenta alle sfumature psicologiche e abile nel disegnare comici stereotipi della società odierna.
Due esistenze stra-ordinarie, due vite in incognito. Renée nasconde e protegge, dietro la maschera/professione della portinaia “vedova, bassa, brutta, grassottella e con i calli ai piedi”, un’anima raffinata e colta, che adora l’arte, la filosofia, la musica e il cinema. Paloma, brillante dodicenne riflessiva, che si cela dietro una sottocultura adolescenziale, ha deciso invece di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno bruciando l’appartamento di famiglia, per lasciare un segno o meglio per punire un mondo malato. Due personaggi simili, che si nascondono dal mondo e che il mondo, distratto e abituato all’ordinarietá, non riesce a vedere. A riconoscerle, svelarle e farle incontrare sarà il nuovo inquilino di rue de Granelle, monsieur Ozu, un ricco giapponese dall’anima nobile i cui occhi sanno andare oltre le apparenze.
Opera seconda di Muriel Barbery, 38enne francese, nata in Marocco, docente di filosofia. Questo originale romanzo ha avuto un enorme successo nel 2007 in Francia dove ha vinto numerosi premi tra cui il Prix Georgs Brassens 2006, il Prix Rotary International 2007 e, grazie alle 600.000 copie vendute, il Prix des Libraires 2007. È probabile che prossimamente lo vedremo al cinema, visto che l’autrice ha già venduto i diritti cinematografici.
Non è un capolavoro, ma sicuramente è una piacevole lettura. La scrittura è elegante, la trama originale, i personaggi avvincenti, peccato ci sia un po’ troppa filosofia, che a volte fa perdere il ritmo. È infatti il pensiero filosofico che permea questo doppio racconto gentile, che scorre sempre piacevolmente fino ad un esito imprevisto e denso di significati. All’inizio il libro non decolla, i racconti si alternano scomposti e tutto sembra sfociare in una rancorosa e datata lotta di classe. Si riscatta però la seconda metà del romanzo, quando l’autrice entra e scava nell’animo più intimo della protagonista, clandestina dalla doppia vita. Madame Michael è un moderno Dr. Jackyll & Mr. Hide: nell’oscurità è una colta e raffinata intellettuale e di giorno, o meglio nella vita “ufficiale”, sta invece molto attenta ad apparire una perfettamente sciatta portinaia teledipendente di ricchi bisognosi di stereotipi rassicuranti. Essere o apparire? Tema antico, affrontato già da molti, in forme più o meno filosofiche. L’importante è invisibile agli occhi, direbbe il piccolo principe di de Saint-Exupéry. Ma in questo caso apparire, apparire diversi, apparire “peggiori” di quello che si è, è una scelta consapevole fatta per paura, per non soffrire, per proteggersi da una realtà superficiale e spietata.
È vivere? Ci sarà mai un riscatto, un momento in cui poter essere serenamente sé stessi? Sì, la risposta di Muriel Barbery è sì, una via d’uscita esiste, esistono occhi che sanno vedere al di là delle apparenze e questa volta gli occhi sono a mandorla, peccato che, sul più bello,…
Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, Casa Editrice E/O. Collana: Dal mondo, 2007, pp. 335, uro 18.00.






