“L’ENFER” DI DANIS TANOVIC

L'amore è un cane che viene dall'inferno

La spirale del male, l’esistere quotidiano che rende la verità più temibile della menzogna. Dopo “No Man’s land” premiatissimo film del 2001, arriva nelle sale un film sceneggiato da Krzysztof Kieslowski e Krzysztof Piesiewicz e diretto dal giovane regista bosniaco. Dopo essersi allontanato dalle tematiche della guerra, Tanovic affronta le vicende famigliari di tre sorelle legate al proprio passato da un segreto ancora incofessato. E fatale.

Tre sorelle, tre vite indipendenti che oramai si intersecano solo nello spazio comune dell’infanzia, quando una lite furibonda ha spezzato per sempre la tranquillità della loro vita famigliare. Sophie (Emmanuelle Béart) è sposata con Pierre (Jacques Gamblin), un fotografo col quale condivide due figli e un rapporto sul viale del tramonto. Anne, la più giovane, studia architettura e porta avanti una difficile relazione con uno dei suoi professori. Celine, invece, è l’unica ad occuparsi ancora della vecchia madre, ridotta su una sedia a rotelle e ricoverata in una casa per anziani. Un giorno, la giovane donna, viene improvvisamente avvicinata da Sebastian, un affascinante (e sconosciuto) ragazzo che sembra volerla sedurre. Ma la rivelazione del giovane riaprirà vecchie ferite, causando il riavvicinamento delle tre figlie, finalmente vicine allo svelarsi di una verità tenuta nascosta per troppo tempo.

Il desiderio, le assenze, la paternità, il suicidio, gli amori impossibili e quelli appena accennati, l’inferno quotidiano, l’ineluttabilità del male. L’Enfer è un ritratto a tinte scure dell’animo umano, rappresentato da una spirale che si attorciglia a sé senza mai congiungerne gli estremi. I tradimenti, le menzogne, sono l’unica via d’uscita. L’unica possibilità di una vita serena. Il film mescola toni da tragedia greca – la vecchia madre viene paragonata alla Medea di Euridice, che uccide i suoi figli per vendicare il tradimento del marito – ai drammi vissuti senza il conforto e la presenza di un Dio. Un caleidoscopio di immagini (come quella iniziale) intrecciate fra loro, dove la verità giace nel fondo, in attesa di un qualcosa che la faccia emergere per poi riseppellirla per sempre.

L’Enfer fa parte di una trilogia (insieme al Paradiso e il Purgatorio) che Kieslowki scrisse pochi mesi prima di morire. I simboli e le metafore si rifugiano spesso nella citazione del regista polacco, rinverdendo di nuovi significati due temi cari alla filmografia del compianto maestro: il caso e il destino alle prese con la morte di Dio. La fotografia alterna tre colori dominanti sui volti – e le movenze – delle tre protagoniste: il rosso della passione e dell’amore per Sophie, il blu dell’attesa per Celine e il verde della speranza (e forse della rinascita) per Anne. Le musiche (di cui lo stesso Tanovic è co-autore) contribuiscono a rendere ancora più cupo l’inferno delle tre donne: fatto di porte socchiuse o non aperte, colori accesi e sensi di colpa. L’amore è un cane che viene dall’inferno e all’inferno ritorna, trascinando con sé le illusioni, le speranze tradite, e la fallibilità di Dio. Quel Dio delle piccole cose che, nel film, assume le sembianze di un semplice controllore (il bigliettaio del treno sul quale viaggia Celine) che spia innamorato il volto dormiente della donna o di un insetto che, come nel Decalogo, tenta a fatica di risalire dal fondo del bicchiere (mezzo pieno?) nel quale è precipitato. Emozionante.

L’enfer
Titolo originale: L’enfer
Nazione: Francia, Belgio, Giappone, Italia
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 95′
Regia: Danis Tanovic
Sito ufficiale:
Cast: Emmanuelle Béart, Karin Viard, Marie Gillain, Jacques Gamblin, Jacques Perrin, Guillaume Canet
Produzione: Marc Baschet, Marion Hänsel, Cédomir Kolar, Yuji Sadai, Rosanna Seregni
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 09 Giugno 2006 (cinema)