“L’INFERNO DEI RAGAZZI” di Massimo Munaro
Lo spettacolo che ha concluso la stagione invernale 2003-2004 del Teatro Toniolo di Mestre è stato L’inferno dei ragazzi, un lavoro sull’Inferno di Dante condotto da un gruppo di adolescenti sotto la guida del regista, musicista e poeta Massimo Munaro che si inserisce in un progetto speciale nato dalla collaborazione tra il Teatro del Parco e il Teatro del Lemming di Rovigo.
L’inferno dei ragazzi è infatti lo spettacolo conclusivo di un laboratorio triennale per i ragazzi delle scuole medie superiori, sui canti dell’Inferno danteschi. In questo spettacolo i canti rappresentati erano i primi cinque (negli spettacoli degli anni precedenti solo il primo, poi i primi tre) e gli attori, di una bravura sorprendente per la loro giovane età, erano nove facenti parte del laboratorio e tre della compagnia Teatro del Lemming.
La recitazione è stata fedelissima all’originale dantesco e, nonostante la difficoltà del testo, la compagnia è riuscita a mantenere un ritmo di esecuzione sorprendente. Massima attenzione è stata riservata ai movimenti coreografici per coinvolgere il più possibile gli spettatori, stimolandone i cinque sensi. La parola infatti, non è più la protagonista assoluta, ma diviene una delle tante parti espressive della rappresentazione, anzi diviene quasi un pretesto per andare oltre, per superare il significante e entrare direttamente all’interno del testo dantesco, dentro la suggestione e la profondità dell’esperienza del poeta. Lo spettacolo quindi nel suo insieme diventa esperienza, alla quale lo spettatore non assiste, ma “vive” sulla propria pelle, grazie al potere evocativo enorme destato. Bellissimo il quinto canto dell’Inferno nel cerchio dei Lussuriosi: Francesca è il simbolo dell’Amore, vero, eterno e immutabile.
Danze sinuose e liberatorie, canti, versi sussurrati o urlati da dodici voci alternate provenienti da diversi punti nello spazio, luci dai forti contrasti, e uno splendido pianoforte di sottofondo: è il raggiungimento dell’espressività massima, una nuova frontiera del teatro. Il fatto che uno spettacolo innovativo e giovane come l’Inferno dei ragazzi abbia trovato spazio all’interno della rassegna invernale del Teatro Toniolo, è davvero una conquista: confidiamo in un’apertura successiva e in un avvicinamento dei giovani a teatro.
Ne abbiamo parlato con Virginia Paparozzi, 19 anni, una delle giovani attrici che ha preso parte al progetto, e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza.
“Abbiamo lavorato sodo, soprattutto nei mesi precedenti allo spettacolo, è stata dura perché senti molto il confronto con gli altri, devi dare il massimo. Ma è stata un’esperienza bellissima, perché Massimo Munaro è molto bravo: è un perfezionista ma ti da’ la grinta, ti trasmette energia, si vede che crede veramente in quello che fa. E poi ci ha insegnato delle cose illuminanti come acquisire la consapevolezza di sé e del proprio corpo. Il corpo è bello quando è vivo, quando ha dentro qualcosa, anche se non è fisicamente perfetto; è bello il corpo in cui pulsa l’anima, non quello anoressico, vuoto. Avere un corpo sano e vivo è la massima espressione di libertà per l’uomo. Abbiamo fatto molti esercizi per raggiungere questa consapevolezza.”
A chi consiglieresti di fare un’esperienza simile alla tua?
“Consiglierei a chiunque di fare un’esperienza come la mia perché, anche se non si possiede un vero talento, fare teatro insegna un linguaggio nuovo, ti insegna a raggiungere la consapevolezza di te e del tuo corpo e quindi impari a stare meglio con te stesso e con gli altri.”
I giovani vanno sempre meno a teatro, perché secondo te?
“Purtroppo attualmente c’è scarsa attenzione al teatro, così come alle altre forme di cultura, la gente e i giovani in particolare, non va a teatro perché crede sia noioso, perché ormai la nostra è una società “televisiva” abituata ai ritmi e ai linguaggi della televisione che inevitabilmente ci condiziona e ci disabitua a comprendere linguaggi espressivi diversi. E invece l’arte è importantissima e spesso è ghettizzata, e così diventa elitaria e sconosciuta. Secondo me invece deve essere rivalutata e dovrebbe avere maggiore spazio a scuola, fin dalle elementari, perché necessita anche di educazione e confidenza per essere apprezzata.”
La compagnia Teatro del Lemming fondata a Rovigo nell’87 dallo stesso Munaro (assieme allo scenografo Martino Ferrari prematuramente scomparso) centra il suo lavoro su un’idea di teatro che valorizza istinti e passioni, dove l’accento è posto sullo stimolo dei sensi e delle emozioni, troppo spesso atrofizzati. Emozioni che non riguardano solo gli attori ma anche gli spettatori: la compagnia di Rovigo tenta infatti di ridefinire i ruoli di “spettatore” e “attore” in termini più diretti e sinceri, ricerca un maggiore coinvolgimento sensoriale e drammaturgico degli spettatori che mette in crisi le abitudini e le routine di esecuzione e ascolto tradizionalmente adottate.
Tra gli spettacoli più coinvolgenti: Edipo. Una tragedia dei sensi (1996), il primo di una tetralogia che comprende anche Dioniso. Tragedia del teatro (1998), Amore e Psiche. Una favola per due spettatori (1999) e Odisseo. Viaggio nel teatro (2000).
Per saperne di più il volume “Teatro del Lemming” scritto da Marco Berisso e Franco Vazzoler indaga approfonditamente l’esperienza del gruppo.
L’INFERNO DEI RAGAZZI – Progetto speciale di: Teatro del Parco – Teatro del Lemming
interpreti: Cristina Barbiero, Elisa Bertocco, Elena Bertocco, Diana Ferrantini, Fanny Liotto, Salvo Lo Presti, Elena Manfredi, Annagaia Marchioro, Giacomo Severi, Martina Viola, Roberta Zanardo, Virginia Paparozzi
assistenza e cura: Fiorella Tommasini
assistenza tecnica: Marco Pasqualini
musica e regia di: Massimo Munaro