“L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE” DI MILAN KUNDERA

L’AMORE DI NARCISO

La leggerezza può essere insostenibile. Quando è sinonimo di superficialità, noncuranza, mancanza di responsabilità, la leggerezza può schiacciare con il suo peso l’altrui sensibilità.
E’ quanto accade a Teresa e Tomàs ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Le relazioni implicano sempre, per antonomasia, una reciprocità nei confronti dei termini della relazione. In particolare, in una relazione sentimentale tra due esseri umani, la reciprocità investe inevitabilmente e profondamente la sfera emotiva di entrambi i soggetti coinvolti.
Le complicazioni affettive generate dalla decisione di mettere in comune due esistenze sono spesso insostenibili.
Infatti ogni individualità è di per sé, nella sua essenza, unica e particolare, differente da ogni altra. L’individuo, lo dice la parola, è indiviso, indivisibile da sé. Come può l’individuo-indivisibile vivere una relazione con qualcun altro da sè?
Eppure, nei discorsi sull’amore, si parla spesso di “anima gemella”.

Il mito greco dell’Androgino ci parla di anime originariamente complete che sono state divise per punizione divina. Da allora le anime mutilate cercano nelle altre la propria parte mancante e quando la trovano se ne innamorano.
La persona amata in questo senso, sembra essere solo una narcisistica proiezione di se stessi, dei propri desideri o del proprio ego-ismo, riversati sull’altro.
Questo è il senso dell’amore anche secondo Tomas, uno dei due protagonisti del romanzo di Kundera.
Tomas ama Teresa in questo modo: non riesce ad esserle fedele ma al contempo non può vivere senza di lei.
Il modo di amare di Tomas incide profondamente su quello di Teresa, che pur di non perdere l’amato, accetta di essere tradita.

Da un lato l’individualità di Teresa, la sua dignità di donna e di persona, giacciono sotto il peso insostenibile della propria mancanza di autostima e della paura di stare da sola. Dall’altro l’individualità e la dignità di Teresa sono schiacciate dall’insostenibile leggerezza dell’essere di Tomas, ovvero dalla superficialità con cui vive la sua relazione d’amore. La pesantezza, la gravità del suo comportamento si traduce infatti nel perpetrare il tradimento senza curarsi di far soffrire in questo modo la compagna che si è scelto per la vita.
I rispettivi modi di amare e di farsi amare dei due individui coinvolti nella relazione, hanno così una continua ripercussione sul loro modo di essere. I due protagonisti si trovano, legati per la vita, in una sorta di circolo vizioso. Kundera lo chiama in un altro modo, omaggiando, con la sua parabola di amore patologico, l’idea filosofica di Nietzche dell’eterno ritorno (a sé, dell’ego-ista).

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milano, Adelphi, 2005, pp. 318, € 8,00.