L’ OTTOCENTO ELEGANTE A ROVIGO

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia

Rovigo celebra in modo originale e gioioso i 150 anni dell’unità d’Italia con due mostre che si integrano e completano con grazia elegante. L’una con sede a palazzo Roverella si intitola “ L’Ottocento elegante –Arte in Italia nel segno di Fortuny 1860-1890”. L’altra si sviluppa nella magnifica villa Badoer di Fratta Polesine sotto l’insegna di “ L’altro Fortuny. – L’eleganza nuova.” Inaugurate il 29 gennaio termineranno il 12 giugno.

Entrambe le rassegne hanno assurto i due Fortuny, Maria Fortuny i Marsal padre e Mariano Fortuny de Mandrazo, il figlio, come numi e ispiratori e punto di riferimento, per la loro capacità di innovare il linguaggio estetico e l’innegabile influenza che ebbero sul costume, la moda, l’arte.

Si cerca di rievocare, nelle numerose altre celebrazioni dell’Unità italiana, lo spirito eroico del Risorgimento, le lotte, le battaglie, i drammi attraverso cui si è passati prima di fare della penisola un Regno unito. Qui a Rovigo si è scelto un altro registro per restituire al visitatore oltre al sudore, ai combattenti feriti o morti, alle lotte politiche ,uno spaccato di realtà capace di restituire un senso di eleganza, frivolezza, di esuberanza di vita spensierata, di musicalità che peraltro hanno convissuto con drammi e condizioni di vita miserabili.

Fin dal suo apparire sul palcoscenico espositivo nazionale, la città di Rovigo, attraverso la nobile Accademia dei Concordi, è riuscita con la scelta dei temi trattati, a ritagliarsi un brand , da Boldini alla Belle Epoque, di una sinergia affascinante fra documentazione storica, rigore scientifico, piacevolezza di immagini ricche di belle dame, di vestiti raffinati ed eleganti, di pizzi, ventagli piume, larghi cappelli, ambienti raffinati e lussuosi. Anche le odierne rassegne si inseriscono in questo filone ripetendo la forza attrattiva del pubblico che fino ad ora ha ampiamente premiato queste scelte.

Gli anni presi in considerazione sono quelli che vanno dal 1860 al 1890: il rombo del cannone, il frastuono di mura che cadono fisicamente e metaforicamente, gli scontri sanguinosi, passano in secondo piano per puntare l’attenzione sulla leggerezza del vivere di alcune classi privilegiate, tendenti ad allargarsi dai nobili ai borghesi emergenti, forniti di solide sostanze. Anche da questo punto di vista i due Fortuny sono archetipi emblematici. Maria Fortuny, nato povero e divenuto ben presto orfano, corona con il matrimonio con la nobile Cecilia de Mandrazo la sua ascesa sociale avviata felicemente grazie al suo straordinario talento artistico. Mariano, scenografo, fotografo, disegnatore di tessuti, pittore affermato, celebra con il prestigioso palazzetto Fortuny di Venezia il successo artistico e mondano che ben presto gli arride, grazie alla sua poliedrica creatività. Studi, ricerche esperimenti, interessi vastissimi lo spingono alla ricerca di quella sinestesia artistica nella quale anche la musica , specie quella wagneriana, gioca un ruolo fondamentale. Entrambi riversano nelle loro creazioni il colorismo, la vitalità l’esuberanza dell’anima spagnola. Di alto livello le opere che competono lungo il percorso espositivo: si va dai magnifici quadri di de Nittis ( stupendo il suo Ritorno dal ballo) alla maliziosa dama con ventaglio di Edoardo Tofano al raffinato e variopinto Gossip di Boldini a Il baciamano di Gerolamo Induno, con la dama che indossa uno degli abiti più eleganti dello sfarzoso ottocento.

Nelle sale di Villa Badoer trionfa il Fortuny padre con le sue stoffe fantasiose, abiti alla moda, costumi teatrali, vetri, mobili,lampadari, testimonianza viva delle sue molteplici fantasie creative e della sua estrema maestria.
Fra una tale ubriacatura di raffinatezza, lusso, mantiglie trasparenti e pizzi preziosi, appaiono come smarrite e confuse le dolci popolane di Giacomo Favretto nelle loro vesti dimesse di una eleganza più semplice ma anche più umana.