L’apertura della Stagione Sinfonica 2013-2014 de La Fenice di Venezia

l’Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Diego Matheuz

Tanto era attesa l’apertura della nuova stagione sinfonica del Teatro La Fenice di Venezia che il concerto di venerdì 8 novembre non ha risparmiato nemmeno una singola poltrona. Così affollato che chi vi scrive vi riporta il resoconto della serata inaugurale dal primo posto della balconata, quello posizionato dietro la nuca di uno dei contrabbassisti per intenderci.

Se da un certo punto di vista la percezione del concerto è risultata immancabilmente distorta, dall’altro si è verificata l’occasione di scrutare e partecipare quasi attivamente alle indicazioni del giovane direttore musicale Diego Matheuz. Così ai primi rintocchi di campana è subentrato il graduale espandersi del tessuto melodico, le cui estremità hanno cominciato ad avvolgersi una volta percepite separatamente nell’esposizione iniziale del Cantus in Memory of Benjamin Britten di Arvo Part. Un’importante omaggio a uno dei compositori più sottovalutati del secolo scorso che proprio in occasione del centenario della nascita sta registrando una rinnovata attenzione.

Rimpolpata, l’orchestra fa spazio a Emanuele Silvestri, primo violoncellista della compagine veneziana, nonché solista d’occasione nell’esecuzione delle Variazioni su un tema rococò in la maggiore op. 33 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Alla precisione esecutiva offerta dal musicista, non sempre è corrisposto un adeguato sostegno orchestrale: laddove la partitura richiedeva leggere e raffinate sonorità, spesso seguivano timidi interventi di supporto che hanno influito immancabilmente sulla discorsività rapsodica dell’opera, irrigidendone sensibilmente i dialoghi concertanti.

Gli scroscianti applausi del pubblico sono stati ripagati con un bachiano fuori programma del violoncellista prima della consueta pausa. La seconda parte del programma è stata dedicata interamente ai quattro quadri di Petruška di Igor Stravinskij nella seconda versione dell’autore per un organico più agevolmente accessibile. Benché più coinvolgente di spirito rispetto al precedente, non sempre la vitalità iniziale ha trovato un sostegno duraturo nel gesto direttoriale che sembra aver, in alcuni casi, irrigidito l’orchestra a discapito di un’ideale incisività ritmica. Belli alcuni momenti di solo che si sono aperti in efficaci accostamenti timbrici. Generoso il pubblico che ha salutato il primo dei tredici appuntamenti in programma, nonostante sia confluito nell’ambigua e meno esplosiva conclusione della versione originale.