“LA CENA DE LE CENERI” di Antonio Latella

Il travaglio di un uomo verso la conoscenza

Nella messa in scena di Antonio Latella, l’adattamento teatrale de “La cena de le ceneri” è affidato a Federico Bellini, già al fianco del regista per le riscritture di “Querelle” da Jean Genet (2002) e de “I Trionfi” da Giovanni Testori (2003).

Per due anni, Giordano Bruno visse in Inghilterra, al seguito dell’ambasciatore di Francia a Londra, dove conobbe la Regina Elisabetta I. Proprio alla corte inglese Bruno tento’ di mettersi in luce esponendo il proprio pensiero filosofico, perche’ sentiva forte l’urgenza di comunicare le sue tesi nell’ambito della contrapposizione fra religione e scienza, di affermare la sua visione cosmologica dell’Universo copernicano. Ma il suo pensiero fu respinto con sarcasmo e diffidenza dall’ambiente accademico.

Testo ancora mai rappresentato,“La cena de le ceneri” è il primo dei sei dialoghi italiani che Bruno scrisse durante questo soggiorno inglese. Non solo. E’ essenzialmente il primo in cui vengono gettate le basi del suo pensiero filosofico. Teofilo, infatti, rappresenta l’alter-ego di Bruno e spiega ai suoi interlocutori le ragioni della propria dottrina. Smitho, Prudenzio e Frulla controbattono ad ogni obiezione di Teofilo rappresentando, dunque, le maschere di certe categorie sociali. Dall’accettazione della teoria copernicana per cui la Terra gira intorno al Sole si passa alla tesi che ogni cosa ha una propia anima che la muove per arrivare all’affermazione che l’Universo è infinito e che vi possono essere innumerevoli mondi.

Filosofo e uomo si sovrappongono continuamente. Lo spettacolo sembra innescare un meccanismo senza fine in cui un livello semantico rimanda ad un altro senza riuscire a intravedere una fine risolutiva. Il tutto espresso in una lingua, l’italiano volgare, che caratterizza fortemente ogni personaggio facendo, così, lievitare la dimensione drammaturgica. Finito e infinito si cozzano con la consapevolezza che nessuno dei due ha una forza superiore per soccombere e schiacciare l’altro. Cercare di coniugare questi due opposti può aprire allora una chiave di lettura utile a dissotterrare, dis-velare, aspetti del testo che evadono dal territorio apparentemente astratto della filosofia per condurci direttamente nel dominio della carne, delle pulsioni, degli umori. Perché, infine, è lo stesso Bruno a suggerirci di leggere il testo come una storia, che ogni tanto ha il sapore di una commedia, ogni tanto di una tragedia, invitandoci quasi a mangiare con lui al suo tavolo.

da Giordano Bruno – libero adattamento Federico Bellini
di Antonio Latella
con Danilo Nigrelli, Marco Foschi, Fabio Pasquini, Annibale Pavone
al Teatro India dal 30 novembre all’11 dicembre 2005