“LA NEVE E L’ARTE DI SCIOGLIERLA SENZA FARLA BOLLIRE” CON GENE GNOCCHI

Apre la stagione dei comici al Teatro Toniolo con il nuovo spettacolo di Gene Gnocchi. Si registra il tutto esaurito per uno show a cavallo tra linguaggio televisivo e teatrale.

Accoglie il pubblico con un sorriso smagliante, Gene Gnocchi, protagonista del monologo di Francesco Freyre ed Eugenio Ghiozzi “La neve e l’arte di scioglierla senza farla bollire”, terzo episodio della trilogia inziata nel 2000 con “La responsabilità civile dei bidelli durante l’estate”. Recita la parte di un imbonitore, quasi un conduttore di televendite, che cerca di introdurci nella sapiente arte del “Delivering and Amazing unforgettable…”: corso rapido della durata di almeno 80 anni sull’arte di diventare capaci di intendere ma non di volere. Lo show è un circolo vizioso che ha per fulcro il tema televisivo e i suoi linguaggi e l’interpretazione di Gene segnala la precisione di un professionista del settore. Balthasar Guardacci, è questo il nome del personaggio, presenta così il corso come strutturato il 4 fasi.

La prima è l’Arte di collegare fatti utilizzando i numeri da 1 a cinquecentomila! “Quante volte vi è capitato che vostra moglie vi chiedesse di ricordare quello stesso giorno vent’anni fa?” – stimola Gene la il pubblico – “Beh con questo corso vi ricorderete sicuramente!”. Prosegue poi con l’elencazione di fatti fittizzi che per l’assurdità, e la malizia che Gnocchi usa nel descriverli, fanno molta presa sulla platea. Il gioco si fa ancor più divertente quando al parterre viene chiesto di ricordare ciò che è stato appena detto, offrendo a Gene Gnocchi il destro per utilizzare l’ironia un pò acida che spesso abbiamo visto su Raidue a “Quelli che..il calcio”.

E se vi dovessero chiedere l’opinione su un fatto? Ecco pronta la teoria dell’Opinione sui fatti attraverso l’uso dei numeri da cinquecentomilauno e un milione! Lo show entra così nel vivo, le battute si susseguono incessanti, passando attraverso le inenarrabili vicende personali di questo personaggio e delle immersioni subaquee a Capri, a cinquecento mila metri sotto il livello del mare. In questa fase non risparmia nè il premier nè la sua consorte, Veronica Lario, così come Bush e Blair, ma sono questi gli unici momenti in cui la politica fa ingresso nello spettacolo. Il resto e pura, folle, assurda ilarità.

Si passa, infatti, alla seconda fase del corso: impedire al subconscio di governare i nostri sogni, manifestazione anchessi di una volontà, anche se recondita. E allora ecco l'”Arte di smettere di sognare” e quella di “Come posizionare un morto in una bara senza che gli venga la cervicale”. Si scoprirà solo poi che i defunti siamo noi. Siamo infatti virtualmente morti, inermi di fronte a una realtà che non ci chiede di essere vigili ma ci vuole succubi. Non esistono corsi rapidi, nella vita non ci vogliono forzature: noi siamo come la neve, ci consumiamo col tempo che ci vuole. E’ questo lo sconcertante finale con cui Gene saluta il pubblico tra uno scroscio di meritati applausi.

Teatro Toniolo di Mestre
“La neve e l’arte di scioglierla senza farla bollire” con Gene Gnocchi
di Francesco Freyre ed Eugenio Ghiozzi
regia di Margherita Mireira

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