“LA PASSIONE DI GIOSUE’ L’EBREO” di Pasquale Scimeca

Uno sguardo nuovo sulla Passione e sul rapporto tra religioni.

Giornate degli Autori
La ripresa cinematografica di una rappresentazione della Via Crucis: un gioco intelligente di spostamenti storici e culturali, che mette in luce aspetti e temi poco conosciuti. Un lavoro interessante che pecca però in qualche eccesso ed azzardo sia nel contenuto che nella recitazione.

Una data nera, ma non la sola, nella storia del rapporto tra il cattolicesimo e le altre religioni, è il 1492. Mentre Colombo scopriva nuove terre in cui andare a vivere e nuove culture con cui confrontarsi, in Spagna veniva decretata l’espulsione di ebrei e mussulmani e la fine di un periodo di feconda collaborazione tra mondi diversi.

In questo periodo in cui si raggiunge uno degli apici di antisemitismo, Pasquale Scimeca e Nennella Bonaiuto inseriscono la storia di Giosuè, un ebreo considerato da un intellettuale della corte di Spagna il Messia. Protetto da un soldato di quest’ultimo, dopo una serie di sfortunate periezie arriva a Napoli, dove ha modo di studiare la figura di Cristo, ma a causa della peste e degli sconvolgimenti politici è costretto a rifugiarsi in una cittadina della Sicilia dove la comunità ebraica è costretta a vivere nella clandestinità, dopo essersi convertita e aver ricevuto il battesimo. Giosuè esce allo scoperto quando, grazie alla sua erudizione, vince la parte di Gesù nella rappresentazione pasquale della via Crucis. Si immedesima nel personaggio al punto da predicare ed entusiasmare il popolo nello stesso modo, cosa che spinge le autorità a rendere la finzione realtà, cioè a torturare e crocefiggere veramente il giovane.

Il merito maggiore di questa pellicola è senza dubbio quello di dare spazio ad un tema interessantissimo e per lo più ignorato: la violenza psicologica e la crisi personale che si trova ad affrontare una persona costretta all’esilio, per motivi religiosi e culturali, o addirittura alla conversione. Un ambito storicamente complesso e difficile da riproporre attraverso le immagini con una corretta ricostruzione, nonostante la ricchezza delle fonti.

Scimenca ci propone una visione di questo processo un po’ troppo romanzata nella prima parte del film, ma più veritiera e affascinante nella seconda. Se il naufragio e il viaggio a piedi sono verosimili, non si può dire lo stesso di tormente di neve tra maggio e luglio o battesimi così gratuiti ai profughi o appestati che bussano alla porta.

Slanci un po’ troppo carichi di pathos anche per quanto riguarda la recitazione, in parte giustificati dall’insieme stesso della trama e dall’ultima sequenza della Passione: l’esasperazione di un credo e di un attaccamento alle tradizioni, come l’accentuazione di un sentimento o di un’interpretazione, portano ad una tragica conclusione che nemmeno gli artefici capiscono, e che il protagonista accetta nel silenzio fino allo sfogo nel finale.

Intelligente e degno di un’attenta riflessione il ribaltamento culturale che avviene nel parallelo tra le due Passioni. Uno spostamento di epoca, personaggi e ruoli, acuto e ricco di significati che amplifica e apre nuovi punti di vista sia per quanto riguarda il problema sociale del contatto con la diversità, sia nell’ottica del rito stesso: uno sguardo che non vuole cogliere la brutale sofferenza, come scelto da Mel Gibson, ma ricerca i motivi e i risvolti globali del racconto della Passione di Cristo.

Titolo originale: La passione di Giosuè l’ebreo
Nazione: Italia
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 100′
Regia: Pasquale Scimeca
Cast: Anna Bonaiuto, Leonardo Cesare Abude, Marcello Mazzarella, Giordana Moscati, Franco Scaldati, Vincenzo Albanese, Toni Bertorelli
Produzione: Arbash
Distribuzione: Istituto Luce
Data di uscita: Venezia 2005