In un furgone, in una stanza. Malmenata, spogliata e legata. Al buio i suoi occhi non vedono, i polsi dolgono a causa delle manette che la incatenano al letto. Questa è Alice Creed, giovane figlia di un ricco uomo d’affari, rapita e rinchiusa in una stanza.
Vic e Danny, usciti di prigione avevano pianificato tutto. La ragazza era perfetta per il riscatto e la famiglia avrebbe pagato un’ingente somma per riaverla. Ora costringono la ragazza a registrare un video in cui supplica i genitori affinché paghino. Vic è più deciso: con animo fermo consiglia a Danny di non pensare, di agire come previsto evitando inutili paranoie. Ma Danny è agitato, terrorizzato all’idea che qualcosa non funzioni. Entra nella camera dell’ostaggio mentre Vic è assente, una piccola svista e le cose si complicano. Qualcosa va storto veramente.
Il regista J Blakeson si è ispirato a Ransom – Il riscatto di Ron Howard e ha realizzato così un thriller angosciante, un’opera prima tesa e claustrofobica. Dopo diversi cortometraggi ha scritto la sceneggiatura de La scomparsa di Alice Creed e l’ha proposta alla CinemaNX, giovane casa di produzione inglese con già sei film all’attivo, che ha permesso lo sviluppo del progetto.
Blakeson gira il film con un budget ridotto e in tempi brevissimi. Nonostante ciò limita al massimo l’utilizzo della macchina a mano (che avrebbe potuto abbreviare i tempi di produzione), gira quasi sempre con una sola cinepresa e predilige uno stile registico più complesso, che evidenzia i dettagli (le mani dei personaggi o il corpo della protagonista) e accresce efficacemente la tensione delle sequenze negli interni.
La scomparsa di Alice Creed calamita l’attenzione dello spettatore fin dalle prime crude sequenze del rapimento. Il film rimane perlopiù ambientato nella camera da letto dove Alice è rinchiusa, ma il limite invalicabile delle pareti della stanza non è solo un confine fisico. Le mura simboleggiano le regole che i personaggi nel corso del film non possono infrangere. Ognuno arriva a conoscere verità che vanno nascoste agli altri componenti del triangolo. Alice non svela i suoi piani a Danny, e questi non li svela a Vic con cui è inizialmente alleato: il plot si intreccia e i personaggi fungono da ingranaggi di un meccanismo narrativo che toglie il fiato allo spettatore.
Bisogna però evidenziare anche le pecche di un’opera che seppur coinvolgente rimane prevedibile in alcuni svolgimenti. Diversi colpi di scena risultano telefonati, in particolare il duplice rovesciamento vittima-carnefice-vittima di Alice, e la relazione tra i due rapitori, galeotti omosessuali, poco approfondita e ridicolizzata agli occhi dello spettatore.
Nonostante questo La scomparsa di Alice Creed rimane un film intelligente, interpretato da un cast di tutto rispetto. La performance migliore è quella di Martin Compston che incarna perfettamente l’insicurezza e la tensione di Danny. Bravi anche Eddie Marsan, che aveva già sfoggiato le proprie capacità attoriali in Gangs of New York e La felicità porta fortuna, e Gemma Arterton, promettente attrice inglese già vista in Prince of Persia e Quantum of Solace.
Titolo originale: The Disappearance of Alice Creed
Nazione: Regno Unito
Anno: 2009
Genere: Thriller
Durata: 100′
Regia: J Blakeson
Sito ufficiale: www.alicecreed.com
Cast: Gemma Arterton, Martin Compston, Eddie Marsan
Produzione: CinemaNX
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: 20 Agosto 2010 (cinema)






