“LA TERCERA OBRA” DA BERTOLT BRECHT

Fascismi in parallelo: il teatro di denuncia approda al Nuovo di Napoli

La terza tappa della tournée europea (e secondo appuntamento in Italia, dopo la prima nazionale a Modena), porta, per la prima volta a Napoli, “La Tercera Obra”, tratta da “Terrore e miseria del Terzo Reich” di Bertolt Brecht, ideata e messa in scena dalla Compagnia Teatro La Marìa (di Santiago del Cile). Lo spettacolo, vincitore nel 2004 del prestigoso Fondart De Excelencia, è la terza parte della cosiddetta Trilogia Pùblica (con Superhéroes e Numancia), ed è in lingua originale con sottotitoli in italiano.

L’opera a cui questo spettacolo si ispira è un’anomalia della produzione brechtiana: scritta nel 1935, con l’urgenza del momento storico, e ispirata a cronache giornalistiche e testimonianze oculari, rappresenta la svolta “antiortodossa” del grande autore tedesco. La necessità di sensibilizzare e provocare un’immediata reazione di tutte le altre nazioni (allora, naturalmente, in Germania l’opera non si rappresentò), rispetto all’atroce minaccia nazionalsocialista di Hitler, lo spinse ad abbandonare la tecnica epica dello “straniamento”, a lui tanto cara, e ad imboccare nuove strade espressive pur di raggiungere un pubblico più vasto e scuotere l’opinione pubblica.
Ma come realizzare tutto ciò? Attraverso l’effetto (aristotelico) dell’ “immedesimazione”, fino a poco prima drasticamente rifiutato.

Ed è così che la compagnia cilena ha inteso mettere in scena un’opera del secolo scorso. Immedesimandosi e traslandola idealmente nel Cile devastato da Pinochet. Un fascismo che ne spiega un altro, in pratica. I regimi totalitari sono tutti, grosso modo, uguali e, anche i più recenti, non disdegnano certe “felici soluzioni” del nazionalsocialismo hitleriano: la propaganda monopolizzante, fondata sulla demonizzazione del diverso; la delazione, anche e soprattutto organizzata all’interno della famiglia; la violenza fisica e la sopraffazione come sistema di governo; la menzogna come strumento di comunicazione fondamentale; la persecuzione degli oppositori come affermazione di potere.

« Perché parlare delle sofferenze della Germania pre-seconda guerra mondiale oggi in Cile? Chi può essere ancora interessato? Perché trattare un tema di cui si è già discusso a sufficienza? Da dove si connette la nostra realtà al contesto dell’opera? Se noi come paese abbiamo vissuto una situazione simile durante la dittatura militare, perché non scrivere un testo originale invece di utilizzare quello di Brecht? Abbiamo dato prova di come si allena il pensiero critico. Perché è necessario continuare a parlare di questi temi? Semplicemente perché non sono ancora esauriti ed è grave che lo stesso sistema generi amnesie nella biografia del suo popolo, con il fine egoista di guardare al futuro. Non esiste futuro senza coscienza, e la coscienza si ottiene solo quando il cittadino arriva a comprendere che il peso del suo passato e del suo presente forgiano un futuro coerente con l’esistenza che si conduce».

Attraverso una recitazione impeccabile e un montaggio frammentato, che mischia filmati e recitazione, teatro classico e hip-hop, canzoni e letture, teorie di rappresentazione scenica e testimonianze politiche, il collettivo cileno ci offre uno spettacolo originale, movimentato e indubbiamente accattivante, in cui gli uomini recitano parti da donna e non esistono costumi né scenografie di riferimento, ma il teatro è sottoposto ad una vera e propria operazione di de-estetizzazione. Da vedere, anche se, forse, è un po’ troppo lungo.

Compagnia Teatro La Marìa
LA TERCERA OBRA
con Roberto Farias, Cristian Carvajal, Moises Angulo, Alexis Moreno, Alexandra Von Hummel
scenografia Teatro La Maria
luci Ricardo Romero
costumi Carolina Sapiain
regia Alexandra Von Hummel, Alexis Moreno