“LA VIA DEL RING” DI DANIELE AZZOLA

Pugni e sudore

«È vero che ti dicono di tenere un libro e poi ti danno un pugno per romperti il naso?» Questo è ciò che chiede un bambino al proprio istruttore di pugilato. Viene veramente rotto il setto nasale, per evitare un eventuale K.O. Durante l’incontro, al giovane che si appresta al primo allenamento? Bisogna evidentemente sfatare qualche pregiudizio sulla boxe e sul fatto che sia uno sport esclusivamente violento, pericoloso e diseducativo. Sfortunatamente in molti pensano ancora che chiunque, praticando questo sport, finirà per morsicare l’orecchio dell’amico o pestare i coetanei.

La via del ring è appunto un film che fa riflettere sulle potenzialità di uno sport apparentemente troppo fisico e virile. Il lungometraggio del regista Daniele Azzola è stato proiettato in anteprima a Milano nell’ambito della rassegna Cannes e dintorni: nel settembre ’09 ne era già stata annunciata la prossima produzione legata al progetto “Visioni future”, iniziativa dedicata al pitching di opere in via di sviluppo.

La via del ring è un documentario che alterna interviste con i grandi campioni della boxe, a sequenze di fiction e a reali momenti di allenamento. Le testimonianze dei campioni, nonostante non siano ricche di significato, lasciano trasparire la passione di grandi pugili quali Domenico Spada (Campione Internazionale WBC 2006-2008), Rocky Mattioli (Campione Internazionale WBC superwelter 1977-1979), Simona Galassi (Campione Internazionale WBC mosca 2008) e Giacobbe Fragomeni (Medaglia d’oro ai campionati europei dilettanti 1998). Questi raccontano con semplicità la loro idea di boxe, ma soprattutto narrano le origini del loro amore per lo sport e la fatica sopportata per migliorarsi. Le sequenze di fiction interpretate dagli stessi campioni o da ragazzi praticanti mettono in scena situazioni tipiche vissute dai pugili: il rispetto di una dieta rigorosa e la rinuncia ai divertimenti e ai vizzi giovanili.

Il documentario pone davanti allo spettatore figure diverse: i grandi campioni, i ragazzi alle prime armi, gli allenatori e le campionesse. Anche le donne sono infatti protagoniste e anche qui il film veicola un giusto messaggio di uguaglianza e attribuisce valore a uno sport adatto a tutti. Come afferma Azzola «l’intento è quello di mettere a fuoco l’alto valore formativo della disciplina». Proprio per questo il documentario non ci mostra incontri troppo spesso inquadrati dal cinema mainstream, ma solo la preparazione atletica e psicologica che li precede. Un iter faticoso fisicamente e mentalmente descritto tramite immagini selezionate da più di 15 ore di materiale che il regista ha girato in varie città d’Italia.

La via del ring è un documentario ben fatto che rivela l’essenza di uno sport complesso. Quella boxe che tempra con il sudore versato ed educa per gli ostacoli affrontati.