LE INCISIONI DI MORANDI A FERRARA

Fino al 2 giugno le opere dell'artista bolognese a Palazzo Diamanti

Storditi dal frastuono del futurismo e delle numerose mostre che nell’anniversario della nascita lo celebrano, si approda come in un’oasi di pace e di poesia pura a palazzo dei Diamanti a Ferrara, alla mostra che vi è stata inaugurata il 5 aprile (fino al 2 giugno , con apertura anche in tutti i giorni festivi compresa pasqua e 1° maggio), “ Morandi . L’arte dell’incisione”.

La rassegna ferrarese attraverso un percorso espositivo basato sulla presunta cronologia delle opere, presunta in quanto è nota l’abitudine dell’artista di presentare , in certi casi, le incisioni in periodi successivi a quelli in cui furono eseguite, intende ricostruire l’intera vicenda incisoria del pittore bolognese, riorganizzando in modo organico l’evoluzione creativa delle acqueforti. Pur ponendosi in modo autonomo rispetto alla creazione pittorica, l’incisione morandiana è animata dalla stessa poetica riproponendo aggregazioni, toni, variazioni di luce, che rappresentano la sua cifra stilistica.

Artista solitario , Morandi vive in un suo proprio personale universo creativo intaccato solo saltuariamente, per brevi tentativi e rare opere, dal suo aderire occasionalmente a movimenti consacrati. La breve incursione nel futurismo, dapprima, il crupuscolismo cui è stato a lungo ricondotto da alcuni critici, l’adesione temporanea a qualcuno dei numerosi “ ismi” che costellano l’arte del 900, sembrano quasi dettati dal desiderio di dimostrare a se stesso l’impossibilità di riconoscersi completamente in qualcuno di questi movimenti, proprio al fine di ribadire la propria unicità, che è poi alla base della sua grandezza internazionalmente riconosciuta. I suoi riferimenti sono piuttosto i grandi del passato da Giotto ai primitivi, dall’amato Cezanne, al prediletto Chardin dei quali, peraltro, ha visto solo le riproduzioni di alcune opere. E’ come se prima che nella pittura egli trovi affinità con il modus vivendi degli artisti che ammirava, in buona parte solitari e autonomi anche nelle loro esistenze prive, al pari della sua, di eventi rilevanti. Più persistente rimane in lui l’idea metafisica vissuta però artisticamente in una personalissima rielaborazione spesso anticipatrice di alcuni modi di De Chirico.

Il concetto di artista solitario su cui molto si insiste, non deve però fare dimenticare la dimensione umana del suo prodigarsi nel trasmettere agli allievi delle Accademie in cui si è trovato ad insegnare, i meccanismi e i segreti della sua arte incisoria facendo fruttare in alcuni giovani allievi il suo generoso insegnamento. La Romagna e in particolare il piccolo paese di Brisighella può ad esempio vantare l’arte incisoria di un suo discepolo Domenico Dalmonte abilissimo nelle acqueforti che riprendevano con numerosi echi del maestro, i volti e i paesaggi del suo borgo natio.

L’incisione di Morandi assorbe tutte le suggestioni che l’artista vuole trasmettere all’opera che crea dopo averla a lungo concepita ed elaborata nella sua mente in un’opera maieutica dai grandi risultati. Alla perfezione della tecnica che non ammette ripensamenti e richiede una fermezza di segno consapevole dell’impossibilità di essere corretto dopo che è stato inciso, egli aggiunge impeccabili regole espositive di carattere geometrico. Al centro delle sue acqueforti sono gli oggetti che abitualmente lo circondano nella vita quotidiana, bottiglie, tazze, paralumi, caraffe polverose, fiori, conchiglie, ridotti a forme tornite, rappresentazioni divenute pretesto per eleganti armonie di toni. Oggetti isolati in un spazio asettico, disposti in modo maniacale perfetto, sagome su di un piano su cui la luce si posa lieve senza inciderli. La nobilitazione della natura morta, subentrata nel XX secolo alla predilezione per il paesaggio del secolo precedente, riceve, con Morandi, la sua definitiva consacrazione. Anche fra le sue opere troviamo rappresentato il paesaggio della sua estiva Grizzana, ma esso ci appare come filtrato dalla memoria, ricostruito in modo organico dalla mente in una rasserenata contemplazione delle idee di stampo quasi platonico.