LE ORME IN CONCERTO A SPINEA (VE)

Le Orme ripercorrono in una sera di fine estate una appassionata carriera che dai successi beat degli anni 60 all’ultimo album “Infinito” li ha portati a divenire una delle band di riferimento del progressive rock italiano e non solo. Aldo Tagliapietra è l’instancabile capitano di una nave che tarderà ad affondare.

Dopo i primi due brani risalenti al periodo beat, Senti l’estate che torna e Mita Mita, Aldo Tagliapietra saluta: “Finalmente a casa!”, ed è davvero una notizia, visto che il bassista-cantante e la sua band hanno passato una vita in giro per Italia, Europa, Mondo. Dalla nascita del nucleo originale a Marghera, nel 1966, Le Orme hanno pubblicato 17 album, qualche singolo (pochi, non sono nel DNA del gruppo), hanno contribuito significativamente all’espansione di un movimento di cui sono tra i capisaldi, il progressive rock.

Collage, del 1971, è l’album da dove Le Orme estraggono le prime due “perle prog”, l’omonima Collage e Sguardo verso il cielo, che coniugano, tratto comune di tutta la carriera della band, melodia e complessità, preziosi arrangiamenti e orecchiabilità. Il pubblico attempato, già conquistato dai “facili” pezzi di apertura, apprezza. I brani estratti dal successivo Uomo di pezza, del 1972, mostrano ancora le due anime del gruppo: se Gioco di bimba si distende solare su un tempo allegro e regolare, La porta chiusa è puro progressive, nervoso e carico di pathos, con un giro di basso martellante e tastiere ad incedere drammatiche. Felona e Sorona, del 1973, è la prima suite pubblicata in Italia: un lavoro fondamentale, tradotto al tempo anche in lingua inglese, di cui Le Orme esibiscono una efficace sintesi, che tocca molti dei tasti emozionali dell’album. Nel mezzo, l’assolo di batteria dell’istrionico Michi Dei Rossi, musicista di carattere oltre che dotato di grande tecnica. Da Contrappunti, datato 1974 e figlio anche delle passioni classiche della band, vengono eseguite Maggio e Frutto Acerbo: particolarmente riuscito, nel primo brano, il duetto tra il violino di Andrea Bassato (il pianista della formazione attuale) e il guitar simulator (di invenzione) di Michele Bon: due strumentisti preparatissimi, classico il primo, moderno il secondo, capaci, con le rispettive tastiere, di creare efficaci muri di suono o sofisticate texture a seconda del clima dei brani. Dopo Contrappunti, Le Orme sperimentarono gli studi e le ispirazioni dell’estero: Smogmagica, registrato nel 1975 a Los Angeles con la presenza di Tolo Marton alle chitarre, è celebrato proprio con i brani Los Angeles e Amico di ieri, quest’ultimo assai conosciuto ed apprezzato dal pubblico. I presenti sono delle categorie più disparate, tra gli estremi dei sessantenni memori dei primi vagiti beat e giovani amanti del progressive. Le Orme propongono anche qualche vecchio singolo, come Sera e Canzone d’amore, rinverdita poche estati fa dagli Aeroplanitaliani e particolarmente efficace nell’arrangiamento odierno, dalla raccolta Amico di ieri. Dagli album successivi, che ottennero un minor successo di pubblico, la band estrae brani di notevole eleganza, come Verità nascoste, Se io lavoro, Fine di un viaggio, Il treno. Dopo la sanremese Marinai e L’universo, il cui testo è di Mogol (“ci avevano detto che se non lavoravi almeno una volta con Mogol eri out”), è il momento del gran finale, con gli ultimi tre album Il fiume (1996), Elementi (2001), L’infinito (2004): Le Orme propongono, una accanto all’altra, una sintesi di ciascuna delle tre superbe suite, riuscendo ancora a catturarne le rispettive emozioni e ricreando allo stesso tempo un efficace sunto di quella che è di fatto una Trilogia, dedicata al “divenire” dell’Uomo.

Si è trattato di un concerto che possiamo definire un omaggio: al pubblico, che ha potuto gustare tre ore di musica ininterrotta ad un prezzo popolare; alla terra di provenienza, il veneziano; al progressive rock e alle Orme stesse, che possono guardare ai loro primi quarant’anni di attività con la stessa soddisfazione di chi li ha ascoltati.

www.le-orme.com

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