“LE ROI DE LAHORE” DI JULES MASSENET

Anche quest’anno il Teatro la Fenice propone, con alla guida il proprio direttore principale, un’opera seria francese della seconda metà dell’ottocento: si tratta di “Le roi de Lahore”, di Jules Massenet.

Le roi de Lahore è un grand-opera nel senso più classico del termine: in scena si ritrovano tutti i temi principali di questo genere operistico: la lotta per la libertà, il conflitto religioso, il triangolo amoroso e il gusto per l’esotismo, tanto caro alla società francese della Restaurazione. Il tutto inserito in un allestimento molto sfarzoso sullo sfondo di un conflitto religioso con grandi scene corali e di balletto.

L’amore tra la sacerdotessa del tempio di Indra, Sitâ, e un ignoto straniero, che in realtà è Alim re di Lahore, è intralciato da Scindia, che vuole impossessarsi del trono e sposare Sitâ. Questi, dopo aver scoperto la vera identità dell’amante, lo accusa davanti al gran sacerdote Timour, che lo condanna a muovere guerra ai musulmani. Ma in battaglia, Alim viene sconfitto e, ferito gravemente, torna a Lahore per morire tra le braccia dell’amata Sitâ. Alim, dopo essere asceso al Paradiso degli Indù e dopo essersi reincarnato, torna a Lahore appena in tempo per assistere all’imponente scena dell’incoronazione dell’usurpatore e per rivelare delitti di quest’ultimo davanti a tutto il popolo. Nell’ultimo atto, i due amanti per sfuggire a Scindia si rifugiano nel tempio di Indra: Sitâ si pugnala, provocando così anche la morte di Alim.
Per i due amanti è riservato un futuro nell’Aldilà.

Come si può notare Le roi de Lahore ha una trama abbastanza scontata che, se non viene supportata da un buon allestimento e da un cast adatto può risultare un po’ faticosa da seguire, data la sua lunghezza (cinque atti in quasi quattro ore di spettacolo).
In questo caso l’allestimento non aiuta: Arnaud Bernard, il regista, ricade troppo spesso in una rievocazione di un esotismo grossolano che rischia a volte di diventare “pacchiano”, come l’entrata del dio Indra a cavallo di un grande elefante argentato.
Nota di merito al Maestro Viotti, a cui si deve l’edizione critica curata per Heugel, sempre presente e attento alla partitura e ai melodismi masnettiani.

Calorosi ma mai convinti gli applausi del pubblico.

LE ROI DE LAHORE – opera in cinque atti; libretto di Louis Gallet; musica di Jules Massenet; edizione critica a cura di Marcello Viotti; maestro concertatore e direttore Marcello Viotti; regia di Arnaud Bernard; scene di Alessandro Camera; costumi di Carla Ricotti; coreografia di Gianni Santucci; light designer Vinicio Cheli; Orchestra e Coro del Teatro La Fenice; direttore del Coro Emanuela Di Pietro

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