“LES AMANTS RéGULIERs” di Philippe Garrel

Concorso
Ancora una volta il ’68 è chiamato a fare da cornice ad una storia d’amore tra due ventenni. O meglio, il ’69, l’anno successivo alle sommosse studentesche, è quello in cui Garrel cala la storia di un gruppo di amici che, tra sogni, oppio e velleità artistiche, convivono in un appartamento di Parigi.
In questo contesto nasce la storia d’amore tra un ragazzo dedito alla poesia (Louis Garrel) e una ragazza con una profonda passione per la scultura (Clotilde Hesme).

Considerato il tema trattato ci si sarebbe potuti aspettare un film sugli eccessi della droga e del sesso, sulla falsariga di The Dreamers di Bertolucci (film in cui Louis Garrel interpreta uno dei protagonisti).
Les amants régulier invece è un’opera in cui regnano il pudore e la raffinatezza; l’amore non è mai raccontato attraverso scene di nudo o di erotismo, ma sempre attraverso la delicatezza dei dialoghi tra i due giovani (rigorosamente vestiti) che conversano sdraiati a letto.

Il candore del volto di Louis Garrel, reincarnazione dello spaesato perdigiorno della nouvelle vague Jean-Pierre Leaud, insieme ai contrasti del bianco e nero splendidamente illuminato da Lubtchansky, dona alla pellicola l’aspetto di una cinematografia d’altri tempi.

Davanti allo scorrere delle immagini di Les amants régulier non si avverte mai la sensazione di trovarsi di fronte ad un film girato nel 2004; con Les amants régulier ci ritroviamo in piena Nouvelle Vague.
Garrel non nasconde infatti l’influenza esercitata sul suo cinema da due maestri come Truffaut e Godard; e il rapporto tra i suoi due protagonisti ci riporta alla mente i tanti amori mancati, difficili e tragici del cinema francese di quegli anni, a partire da quello tra Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo in Fino all’ultimo respiro.

La recitazione è sempre misurata, calibrata; e l’aspetto algido e distaccato del protagonista ci riporta alla mente molti freddi personaggi bressoniani, dall’inquieto Charles di Il diavolo probabilmente a Jacques, sprovveduto ed ingenuo sognatore in Quattro notti di un sognatore.

Il film si esprime nella sua essenzialità e nel suo minimalismo anche dal punto di vista delle musiche, di Jean-Claude Vannier, le quali non hanno mai una funzione invasiva. Les amants régulier è un film quasi totalmente privo di accompagnamento musicale, un film in cui regna il silenzio, fatta eccezione per le evocative note di pianoforte che sottolineano i momenti più intensi emotivamente.

C’è inoltre una lunga scena molto suggestiva in cui il gruppo di ragazzi balla sulle note di un disco che trasmette la vibrante voce di Nico (compagna del regista per molti anni; a lei era dedicato il suo ultimo film, J’ entends plus la guitare, Leone d’argento a Venezia nel ’91).

Il film di Garrel è dunque un’opera molto personale e intimista, che rimanda alla camera stilo degli autori degli anni ‘60 anche quando per due volte la protagonista femminile del film guarda in macchina e si rivolge agli spettatori.

Inoltre la disinvoltura della costruzione e la progressione piuttosto anomala della storia riconducono ancora al padre della Nouvelle Vague, Godard.

Nel rigore e nella staticità delle lunghe inquadrature di Garrel si esprime dunque tutta la sua nostalgia per un passato ormai lontano, e soprattutto per un modello estetico di cinema assai distante dal presente, un cinema in cui la lentezza delle riprese era funzionale alla messa in scena della realtà e della delicatezza dei sentimenti umani.

Regia: Philippe Garrel.
Sceneggiatura: Marc Cholodenko, Philippe Garrel, Arlette Langmann.
Soggetto: Philippe Garrel.
Fotografia: William Lubtchansky.
Montaggio: Francois Collin.
Musiche: Jean-Claude Vannier.
Interpreti: Louis Garrel, Clotilde Hesme, Julien Lucas.
Produzione: Maia Films. Francia/Italia 2004. 35mm, b/n, 178’.

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