“LINDA LINDA LINDA” DI YAMASHITA NOBUHIRO

Rock 'n' roll high school

Concorso
Nozomi, Kei, Kyoko e Moe, giovani liceali della provincia giapponese, hanno un gruppo punk rock che si prepara con cura per l’esibizione all’interno del festival rock della loro scuola. A tre giorni dall’evento Moe, la chitarrista, si rompe un dito. Il sogno di esibirsi sembra svanire, ma i tre membri restanti del gruppo trovano una soluzione: Kei, la cantante, passa a suonare la chitarra ed alla voce le tre giovani si impegnano per trovare una sostituta. L’idea è quella di suonare una vecchia e semplice canzone punk, “Linda Linda Linda”, invece di una canzone originale, per poter così facilmente trovare un rimpiazzo alla voce.

La scelta forzatamente, a causa del poco tempo rimanente, cade sulla prima persona disponibile; caso vuole che si tratti di Son, una ragazza coreana in Giappone per un programma di scambio culturale. La ragazza si mostra disponibile, ma il suo giapponese è claudicante, e sorgono i primi problemi. Ma Son, spronata dalla fiducia che sente dalle nuove amiche, ci mette tutto l’impegno e la passione di cui dispone. Dopo tre giorni di lunghe prove, ma anche di chiacchiere, di pomeriggi passati assieme, di condivisione di giovanili cotte e di nottate insonni, la quattro sono pronte a scatenarsi sul palco ma..

Yamashita è un govanissimo, appena trentenne, autore al suo terzo lavoro. La bellezza intensa di questo film fa pensare ad un futuro roseo per questo cineasta, ma procediamo con ordine. Film di storie di vita giovanili se ne sono visti veramente tanti, così come innumerevoli sono i lavori che narrano storie di rivincita giovanile che hanno come sfondo il mondo scolastico, sportivo o musicale. Cosa può esserci quuindi di nuovo in questo lavoro? Quello che ha più colpito è la calma, la tranquillità, la pazienza con cui il regista porta avanti la storia, facendo susseguire con pacatezza eventi su eventi in un processo di accumulazione quasi insondabile che esprimerà invece tutta la sua potenza emotiva nel climax finale, nello scoppio di emozioni e sensazioni che stordisce ed affascina. La scena del concerto, infatti, inaspettatamente fa balzare il cuore in gola, fa eslodere tutte le sensazioni sopite che due ore di film hanno fatto accumulare in angoli recessi della nostra anima; l’esibizione finale, come una sorta di catarsi, fa uscire tutto ciò allo scoperto ed entusiasma dal primo all’ultimo spettatore. Inevitabilmente si esce dalla visione di questo film con la pelle d’oca ad elettrizzare l’epidermide, e con la sensazione che non si avrebbe mai voluto che questa storia finisse; pochi film, al loro termine, lasciano nel cuore questa sensazione di triste vuoto.

La pacatezza della narrazione è supportata da una sorta di minimalismo registico: movimenti di macchina rari, poco vistosi ma molto significativi; pochi e mai convulsi stacchi di montaggio, che regalano al film un ritmo tenue, ma non soporifero; capacità eccelsa di sfruttare appieno le simmetrie e le geometrie che la scenografia offre in modo tale da costruire scene fisse di rara bellezza.
Per ultimo, una menzione d’onore va assegnata al presonaggio della ragazza corena, Son, ed all’attrice che la interpreta; Bae Doo-na, in ogni sequenza in cui è presente, ruba la scena alle colleghe con la sua comicità fisica fatta di occhi stralunati ma che brillano di intelligenza, sensibilità e dolcezza. Indimenticabile la scena in cui un ragazzo giapponese tenta, in coreano, di dichiarare il suo amore a Son, che propio non riesce a capire.

Regia: YAMASHITA Nobuhiro

Anno: 2005
Durata: 90′ min