“LOLA MOTEL” di Marco Archetti

Cuba libre

“Ma se vuoi ti racconto una storia: la storia di una puttana, di uno che per due giorni voleva essere Trockij, e di una città bellissima”. Queste sono le parole con le quali Felipe, il protagonista, sintetizza quanto è narrato in Lola Motel, le vicende che lo legano a Dolores, una prostituta con un particolare via vai di clienti, e a L’Avana, la sua città, negli anni successivi alla rivoluzione castrista.

Felipe, un sedicenne divorato dalla foia e dalla disillusione, ha un solo obiettivo nella vita: trovare in qualche modo (falsificando firme, consegnando marijuana) i due dollari necessari per andare in una lercia stanza del Lola Motel e stare con Dolores, la meretrice di cui è invaghito. Gli orizzonti della sua vita sono molto limitati, soprattutto da quando la polizia ha scoperto l’attività antirivoluzionaria svolta da suo padre, Pedro, prima imprenditore edile, ora misero pescatore di aragoste, costretto a vivere una vita che, dopo il fallimento dei suoi progetti, sembra non appartenergli più. Vi è quindi il facile paragone tra il figlio, una monade a causa della sua adolescenza e del tendenziale menefreghismo che si accompagna a quell’età, e il padre, uomo aperto in un primo momento alla collettività, che cerca di organizzare una manifestazione di protesta per il bene di questa, ma reso egli stesso monade dalla repressione governativa, dall’indifferenza generale, dal divieto di pensare in maniera diversa. Sullo sfondo stanno altri personaggi, Fernanda, moglie di Pedro e madre di Felipe, chiusa nei suoi segreti e nel suo rassegnato atteggiamento modello “vivi e lascia vivere”, e Gerardito, suo fratello, personaggio goliardico, viveur colluso con il regime e, in quanto tale, rappresentativo del fatto che sotto una dittatura (anche se del proletariato) non si è mai tutti uguali.

Dopo aver trascorso parte della sua vita a L’Avana, il giornalista Marco Archetti ha scelto di mettere per iscritto le immagini che hanno volteggiato attorno a lui in quel periodo, nella loro bellezza e nelle loro contraddizioni: le splendide mulatte obbligate a vendere i loro corpi, quando non le loro anime, al miglior offerente, l’illusione libertaria della rivoluzione di Castro e del Che, destinata a morire contro il muro dell’embargo statunitense, la volontà di essere un paese non allineato, sfociata nella dipendenza dall’URSS. Le mille antinomie di quel sogno che è Cuba prendono forma e colore nel breve e “divorabilissimo” romanzo di Archetti, attraverso gli occhi di un adolescente che, nella sua monomania per Dolores trova l’unica uscita possibile dalla vita del regime: il sesso rapido e indolore fatto con lei è il suo modo di estraniarsi dal contesto cubano. Dentro la stanzetta del Lola Motel ci sono soltanto loro due, la realtà rimane fuori, anche se continua incessantemente a bussare.

Marco Archetti, Lola Motel, Feltrinelli, 2008, pp. 126, € 8,50.