“LOVE IN THOUGHTS” di Achim von Borries

La folle gioventù - la risposta tedesca a The dreamers. Le estreme conseguenze dell'amore

Al film del tedesco Achim von Borries “Love in thoughts”(2003) é stato assegnato il premio “Schermi d’amore 2004” nell’omonimo Festival di Verona (16-25 aprile) dalla giuria internazionale composta dal direttore della fotografia Vittorio Storaro, dall’attrice e regista Eleonora Giorgi, dal regista cinematografico Salvatore Sampietri e dalla critica cinematografica spagnola Inma Merino.

Berlino, 1927. Due adolescenti, Gunther (August Diehl) e Paul (Daniel Bruhl), pensano che
l’amore e la vita vadano vissuti sino al limite estremo.

Il giovane regista tedesco, Achim von Borries (sceneggiatore del fortunato “Goodbye, Lenin”) porta sullo schermo con “Love in thoughts”, una storia realmente accaduta nella Repubblica Tedesca di Weimar. Gunther è il figlio di una ricca famiglia tedesca, Paul è un giovane poeta; i due adolescenti costituiscono insieme il “club dei suicidi” stabilendo che – visto che per loro l’amore è l’unica ragione di vita – nel momento in cui questo verrà meno, porranno fine alla loro vita stessa. Una festa con gli amici nella villa in campagna dei genitori di Gunther è l’occasione per lasciarsi andare senza alcun tipo di freno e inibizione in un vortice di alcol, assenzio e musica. I giochi di sguardi e le passioni irrefrenabili tra i protagonisti della vicenda (oltre ai due giovani entrano in gioco: Hilde, la sensuale sorella di Gunther; Hans, l’ex amante di Gunther; Ille la dolce e timida amica di Hilde innamorata di Paul) caratterizzano un weekend dove l’amore corrisposto, l’amore consumato, l’amore sognato fanno da ago della bilancia tra la vita e la morte. Lo strumento e la fonte della loro fede è la poesia: è l’arte, senza i compromessi abituali della vita e lontana dalle rigide convenzioni di una società che non sentono propria, che unisce i protagonisti in un circuito autodistruttivo. Le interpretazioni dei giovani attori sono convincenti, mentre il film pecca di retorica ed eccessiva ridondanza soprattutto nel sottolineare gli elementi della Berlino decadente tra le due Guerre e lo stile di vita romantico dei ragazzi/artisti trasgressivi e oppositori verso i valori borghesi. Cose che forse non era il caso di enfatizzare visto che, in fin dei conti, quella che il regista e sceneggiatore tedesco ci racconta è una storia universale di eccessi e ribellione senza tempo né luogo – perché è una storia di sentimenti elementari e pulsioni fondamentali portati all’estreme conseguenze – che può trovare spazio in ogni epoca: negli anni ’20, così come negli anni ’60 e ’80 o indistintamente agli inizi di questo millennio.

(Vincitore all’ 8° edizione del VeronaFilmFestival – Schermi d’amore 2004 del premio come miglior film)

Regia: Achim von Borries
Interpret: Daniel Bruhl, August Diehl, Anna Maria Muhe
Fotografia: Jutta Pohlmann
Musiche: Thomas Feiner, Ingo Frenzel