51. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
È a tutti noto che Luigi Nono, utilizzando l’elettronica, innovando il rapporto con la notazione, ha avviato nel campo musicale una prassi compositiva rivoluzionaria.
Nell’ambito del 51° Festival Internazionale della Musica Contemporanea si è sentita la necessità di fare luce sulla nascita della composizione musicale ”A floresta è joven e cheia de vida”, in quanto era priva di una partitura prescrittiva, affidata soltanto alla tradizione orale. Si impose pertanto una meditata ricostruzione sulle svariate fonti per rinverdire l’opera secondo nuovi canoni interpretativi.
Ecco giustificate a Palazzo Querini Dubois la presenza di Nuria Shoenberg Nono, del maestro Maurizio Pollini e della cantante Barbara Hannigan che hanno tratto dai loro ricordi e impressioni l’affanno ispirativo di questa creazione musicale. L’opera “La foresta è giovane e piena di vita”, dedicata al FLN vietnamita fu eseguita per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1966 e nello stesso anno ripetuta a Parigi. La signora Nuria, parlando amabilmente, più volte ha insistito che suo marito era sensibilissimo alla sofferenza umana sia di un intero popolo che degli individui come persone fornite ognuna di un’alta dignità. Da “Prometeo” in poi Nono immetteva nella sua musica questa sofferenza per terminare sempre con la speranza di redenzione e di pace, aperte al futuro. In ciò consisteva la sua utopia, sempre attuale, di tendere cioè alla realizzazione di un mondo migliore. Lui era così, un meraviglioso ottimista.
Come lavorava mio marito? Era rispettosissimo dei suoi attori e orchestrali: lasciava che improvvisassero sul testo che egli affidava loro, poi sintetizzava armonizzando le varie versioni, non ammettendo più ulteriori cambiamenti. Si usavano altoparlanti enormi; lui stesso dava l’entrata agli attori. Ad ogni riesecuzuione delle sue opere, gli attori e i musicisti erano e sono0 in continuo pellegrinaggio per consultare il nostro archivio al fine di capire gli spartiti e carpirne l’emozione.
Le osservazioni della signora Nono è suffragata dalla cantante Barbara Hannigan, interprete dell’ opera in oggetto, pure lei intenta a consultare l’archivio, estremamente utile per avviare una genuina interpretazione della musica di Nono.
“Mi emoziono consultando quei manoscritti originali, pensando anche che sono stati scritti quando io non ero ancora nata. E’ una esperienza dal timbro di rilevante storicità. E’ una grande lezione per me costatare come Nono lasciasse piena libertà di elaborazione dei suoi testi, per poi essere rigido nell’esecuzione”
Il pianista Pollini, così caro a Nono e intimo collaboratore, è soddisfatto della ricostruzione della “Foresta”. Il problema – egli osserva – consisteva nella non completezza della partitura in quanto basata su varie fonti. I ricercatori si sono basati sulle intenzione dell’autore. Nono dagli anni sessanta in poi inizia un grande lavoro sul materiale elettronico che lungi dal declassare la sua ispirazione ( come alcuni hanno lamentato), ne ha conferito maggiore validità espressiva. Pollini insiste sull’attualità civica e politica di Nono perché anche oggi sono presenti nel mondo le mostruosità denunciate da lui: le guerre, le prevaricazioni sociali le carestie, la fame. Anche per questo la “Foresta” come altre sue opere sono un caposaldo della letteratura musicale. Nono ci mostra come sia possibile rivolgere artisticamente uno sguardo al reale.
Ci si domanda – accentua Pollini – che cosa sia rimasto della sua utopia: rimangono i problemi del mondo che per Nono devono essere ricordati, assimilati, discussi e non essere subiti passivamente al fine di non trovarci schiavi dello status quo e preparare delle soluzioni positive. Purtroppo, annota ancora Pollini, dagli anni settanta in poi non abbiamo fatto niente per propagandare la musica contemporanea: Occorre informare il pubblico delle realtà musicali d’oggi. Bisogna discutere sul linguaggio musicale adeguato alle esigenze odierne, trovarne uno più fedele. Ci vuole un ascolto ripetuto. Il pubblico deve essere portato gradualmente a capire il linguaggio della musica odierna per colmare spaventosi ritardi.






