55. Esposizione Internazionale d’Arte
“Il Palazzo Enciclopedico” accoglie il visitatore della 55. Esposizione Internazionale d’Arte nella sala ottagonale del Padiglione Centrale ai Giardini, è da questo luogo che ha inizio il viaggio nel reame dell’immaginazione. Sotto la cupola magistralmente dipinta da Galileo Chini, ora finalmente restaurata, è custodito il Libro rosso di Carl Gustav Jung, presentato in Italia per la prima volta. Le allucinazioni apocalittiche di Jung rappresentano l’introduzione alla mostra: il Libro rosso è il risultato di 16 anni di appunti realizzati dallo studioso nel tentativo di registrare visioni e sogni in cui miti, racconti, simboli sacri e profani, intricate geometrie generano un nuovo codice di percezione universale.
L’esposizione, oltre agli artisti, vede la partecipazione di studiosi, profeti, sciamani e scrittori, ognuno si interroga sul rapporto tra immagini e mondo cercando di donare al pubblico una formula in grado di sintetizzare la propria visione.
La mostra è costituita da un insieme differenziato di opere interconnesse tra loro; i video sono presenti in numero limitato, mentre un corpus consistente di disegni, sculture, bozzetti e fotografie alternano il ritmo tra le stanze. Un “tam-tam” di alfabeti sconosciuti, suoni, segni, colori attira lo spettatore in un libero vagabondaggio all’interno del Padiglione Centrale. La principale difficoltà consiste nel registrare queste migliaia di immagini, ma il visitatore, abbandonate le iniziali diffidenze, si dedica con curiosità alla comprensione di questi segnali, ritrovandosi a condividere in alcuni casi i sogni dell’artista.
Ciò che emerge dall’esposizione è un legame inscindibile tra mondo interiore e mondo esteriore, come se in queste opere la realtà fosse osservata attraverso una lente caleidoscopica che ne aumenta colori, forme, sensi immergendoci in una spirale iconica.
Le forme naturali sono fonte d’ispirazione per gli artisti, è così che nel “Palazzo di Gioni” nascono i fiori di Anna Zemánková, si scatenano le onde impetuose di Thierry De Cordier mentre le pietre preziose di Roger Caillois indicano il sentiero da seguire. Il viaggio nella rappresentazione dell’invisibile è intrapreso con costanza nelle opere di Hilma af Klint, nelle composizioni di Emma Kunz e nelle ceramiche di Ron Nagle.
Nel giardino Scarpa sorprendono le sculture dorate di Sarah Lucas, contenitori di inquietudini contemporanee. In mostra si affrontano anche le proprie ossessioni: materializzate in bambole per Morton Bartlett o in dettagli meticolosi nell’opera di Ellen Altfest. Alla complessa elaborazione dell’antroposofia di Rudolf Steiner e ai disegni dei tarocchi di Aleister Crowley fanno da contraltare Fischli & Weiss, che con la loro opera di rivisitazione ironica dei miti occidentali strappano al pubblico più di un sorriso.
La registrazione e la collezione di immagini produce incontri deformanti, per cui gli animali diventano ibridi nelle illustrazioni di Domenico Gnoli o nelle piccole sculture di Levi Fisher Ames.
Tutti gli artisti, professionisti o dilettanti, esprimono la loro personale visione entusiasmando il visitatore che passeggia all’interno di questo Palazzo immaginario.
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Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio






