La Candelora 2014 sarà la festa dell’amore e della devozione di tutti

Parla il direttore artistico del programma iKen Onlus, Massimo Saveriano: "Scongeliamo le coscienze e andiamo oltre le etichette"

Per amore, solo per amore. È con il titolo del film di Veronesi del’ 93 che si potrebbe riassumere il mood del cartellone organizzato da iKen Onlus per la Candelora 2014.
Da tempo, ormai, questa festività è per l’Irpinia e per la comunità omossessuale molto più di una semplice data. È una celebrazione viva che va ben oltre il giorno deputato dal calendario (2 febbraio) e ha preso sempre di più le sembianze di un vero e proprio festival culturale portatore di ben precisi messaggi sociali e politici. Non più un appuntamento dei gay contro il sistema etero, ma un momento di unione della società tutta, al di là delle etichette, per rivendicare la propria voglia di amare e anche di credere. Perché in fondo, la fede, non è che un’altra, forse la più grande, forma d’amore.

Tanti sono gli eventi, le iniziative e le associazioni in campo. Quest’anno, la direzione artistica iKen targata Massimo Saveriano, attore e performer, ha improntato un programma che tocca tutte le forme spettacolari, ispirato all’idea che è dalla cultura a 360° che si deve partire per cambiare le cose.

Ma andiamo con ordine, e capiamo perché è dall’alba dei tempi che ogni 2 febbraio i “femmenielli” salgono a Montevergine, punta del massiccio del Partenio. Si narra che intorno al 1200, anno più, anno meno, una coppia di amanti omosessuali sia stata scoperta nei boschi irpini nella notte che precede la Candelora, giorno che in cui si benedicono le candele e che, per la chiesa cattolica, rappresenta la “purificazione di Maria”, considerata impura per 40 giorni per aver partorito un maschio, come voleva la tradizione ebraica. I due innamorati vennero brutalmente torturati e imprigionata a delle lastre di ghiaccio, condannati a morire di freddo e di stenti. Commossa da quest’amore e invocata dalle loro preghiere, la Vergine Maria decise di salvarli, facendo sciogliere le lastre dai raggi del sole. È da secoli, quindi, che Mamma Schiavona, la Madonna Nera, è meta di pellegrinaggi LGBT da tutta Italia nel giorno della Candelora.

«Ma è giunto il momento che diventi la festa di tutti. Dell’amore e della devozione senza strumentalizzazioni, perché è solo questo. Una festa che veicoli il suo messaggio attraverso la tradizione e il folklore, senza tralasciare iniziative di spessore», racconta Saveriano.
-«Io sono di Mercogliano (il comune irpino dov’è situata Montevergine, ndr), e per me è sempre stato naturale assistere alla juta dei femmenielli dalla Madonna Nera. Quando hai 4 anni non esiste differenza di genere o nel modo di vedere la sessualità, c’è solo la gioia dell’assistere ad un momento di festa, e per me era così. Per questo, nell’occuparmi del cartellone della Candelora proposto da iKen, ho voluto dare un segnale, attraverso una programmazione che comunichi attraverso eventi culturali fruibili da tutti». La motivazione è doppia: «Da un lato, dobbiamo superare l’idea che le iniziative gay si limitino ai party con i lustrini. Ben vengano, perché la visibilità è importante, ma bisogna andare oltre: ok alle provocazioni, ma vanno ragionate. Siamo in una piccola città dove un grande pride non avrebbe senso: dobbiamo saper cogliere la grande sensibilità che i piccoli luoghi sanno offrire. Dall’altro lato, è dalla cultura che si deve ripartire. Sarà banale, ma io sono convinto che la bellezza salverà il mondo».

Letteratura, cinema e teatro le arti scelte da Saveriano. Nella serata di venerdì 31 gennaio, presso il negozio d’arredamento On-Site di Avellino alle ore 19.00, si presenta il libro di Nino Spirlì, Diario di una vecchia checca . «Una storia vera, quella della vita di un gay e del suo essere un cattolico credente, del suo rapporto con la chiesa e con il padre. Un racconto che avrebbe potuto scrivere chiunque, anche etero, per narrare i conflitti interiori che accompagnano il proprio percorso».
-Domenica 2 febbraio alle 19.00, di ritorno dalla juta a Montevergine, la sala dell’orchestra del Teatro Carlo Gesualdo, grazie alla collaborazione dell’associazione Zia Lidia Social Club, accoglierà le proiezioni di Omovies, il Festival di Cinema Omosessuale e Questioning della città di Napoli arrivato alla sua VI edizione promosso dall’Associazione di Promozione Sociale iKen.
-Ma il pezzo forte si avrà sabato 1 febbraio alle 21.00 presso il Teatro 99Posti, dove Canio Loguercio, talentuoso attore potentino metterà in scena Tragico Ammore . Un’improbabile storia d’amore e turbamenti lungo una “via Crucis” di canzoni cantate in un napoletano mescidato e originale, “la sacra lingua delle passioni”. Un racconto-recital assolutamente fuori dai canoni. «Non uno spettacolo en travesti, che è quello che ci si aspetta. Semplicemente, una storia d’amore. Senza strumentalizzazioni o aggettivi per definirla. L’amore che tutti provano».

-Saveriano è convinto che questo programma darà molte soddisfazioni, «perché le cose fatte con il cuore pagano sempre. Le persone se ne accorgono. E vorrei che, con in tempo, questo appuntamento diventasse ancora di più un festival culturale che sia da richiamo per turisti e appassionati. L’Irpinia ha tanto da offrire. Io sono tornato qui dopo 18 anni a Roma e, dopo aver passato gli ultimi 5 ad osservare e pensare, ho deciso di impegnarmi in prima persona e continuerò a farlo, perché è giunto il momento di dare una scossa a questa provincia. C’è ancora tanto da fare lungo la strada dell’accettazione».
-Ecco perché la “sua” Candelora Massimo Saveriano vuole dedicarla alle vittime dell’omofobia: «Quattro morti negli ultimi 4 mesi. Dobbiamo scongelare le coscienze».