“La custode di mia sorella” di Nick Cassavetes

Al mondo per sconfiggere la morte

Un’adolescente guarda davanti a sé, negli occhi ha un dolore che richiama un pensiero: “… un coriandolo di cielo azzurro – diceva mia madre – caduto sul mondo per me e papà. Solo più tardi mi accorsi che non era vero…”

Ci sono ragioni diverse perché un uomo e una donna decidano di fare un figlio. Anna ha un suo scopo: è una bambina creata su misura, fabbricata in vitro per garantire i pezzi di ricambio a Kate, sua sorella, affetta dall’età di due anni da una rara forma di leucemia. Sara, la madre, pur di salvare Kate è disposta a qualunque cosa, non considerando le parallele sofferenze che entrambe le figlie vivono: una a causa della malattia e l’altra perché ne è la cura.

Ripetuti ricoveri, terapie, interventi e convalescenze accomunano l’infanzia e l’adolescenza delle due sorelle fino a quando un ulteriore aggravamento di Kate non rende necessario il trapianto del rene. Anna decide allora, a dodici anni, di rivolgersi a un avvocato per ottenere la limitazione dei diritti parentali e sottrarsi alla donazione. Una scelta che farà saltare i pecari equilibri di un nucleo famigliare la cui coesione si fonda sull’emergenza della malattia e sulla strenua lotta per sconfiggerla.

Una trama stretta nella dimensione privata del dolore, che parla dell’incapacità di arrendersi di fronte alla condanna. Sara, con il suo dolore di madre, impone caparbiamente le regole di un gioco che distrugge più della morte stessa e si oppone al destino, inconsapevole di aver perso il senso della pietà, mentre Anna lotta per affermare i propri diritti e non solo i suoi…
Tratto dall’omonimo romanzo di Jodi Picoult La custode di mia sorella è un film che centra con forza il tema dell’accanimento terapeutico, della vita innanzi tutto mettendo in luce la mancanza di cultura che il nostro mondo occidentale ha di fronte alla morte.

Nick Cassavetes (Le pagine della nostra vita, She’s So Lovely), figlio d’arte, di John e di Gena Rowlands, punta sul racconto plurale dando voce ai pensieri e al ricordo dei suoi personaggi. Attraverso l’intensità dello sguardo di Sofia Vassilieva dà corpo alla malattia; l’ostinazione e la disperazione della madre con la recitazione nervosa di una poco glamour Cameron Diaz e la ribellione di Anna con l’intensa Abigail Breslin di Little Miss Sunshine. Ma la ricerca del realismo, della documentazione visiva, che vuole restituire una visione autentica anche grazie ad una macchina da presa subordinata all’agire dei personaggi, non contiene sufficientemente una trama che oltre a presentare delle debolezze narrative, scivola nel compiacimento dei risvolti sentimentali del dramma.

Ne risulta un film dall’andamento discontinuo in cui si avverte faticosa l’alternanza di realismo e ricerca di leggerezza, con esplicite sequenze di sofferenza che si succedono a pause dal lirismo un po’ vieto costituite da un poco felice mix di enfatiche immagini al rallenty e musica .
Ne risulta un film che può stringere un nodo alla gola, per ciò che fa vedere, per ciò che a tratti racconta, ma che induce poi ad una presa di distanza.

Titolo originale: My sister’s keeper
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 1.46
Regia: Nick Cassavetes
Sito ufficiale: www.mysisterskeepermovie.com
Cast: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Joan Cusack, Abigail Breslin, Sofia Vassilieva, Jason Patric, Evan Ellingson.
Produzione: Curmudgeon Films, Gran Via Productions. Mark Johnson Productions
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Data di uscita: 04 Settembre 2009 (cinema)