“La notte dei due silenzi” di Ruggero Cappuccio

Un romanzo storico onirico: a tanto arriva Ruggero Cappuccio in questo romanzo, ambientando nei domini dei Borbone nella prima metà dell’Ottocento, una storia fatta di personaggi eterei, vicende al limite del reale e un amore difficile da dimenticare, anche per chi potrebbe avere tutto dalla vita.

Alessandro Altomare, discendente di una nobile famiglia del Regno delle Due Sicilie, ha superato da poco i trent’anni, ma è un uomo già finito, distrutto dalla follia che l’ha preso dopo che Chiara, sua moglie da pochissimo tempo, è morta a causa del vaiolo. Tuttavia, nessuno sa quanto vera possa essere questa storia perché l’unica persona che avrebbe (e il condizionale è d’obbligo) visto morire la giovane è la sua dama di compagnia, la quale vive rinchiusa da anni in un monastero. L’arrivo di uno scienziato francese, Descuret, autore de La Medicina delle Passioni, amico degli Altomare, interessato a conoscere i segreti della psiche umana e il segreto di Chiara, permetterà di risolvere la situazione, così che Alessandro potrà essere nuovamente felice, ma il mistero resterà e anzi, si infittirà ancora di più.

Alcuni detrattori rimproveravano al “vate” Gabriele D’Annunzio l’utilizzo di termini complessi, arcaici, così desueti da far sospettare che fosse solito scrivere le sue poesie con il vocabolario accanto, affascinato più dalla ricercatezza di una parola che non dalla volontà di comunicare qualcosa ai suoi lettori. Probabilmente, la critica in questione potrebbe essere mossa anche allo scrittore e regista Ruggero Cappuccio, ma si tratta dell’unica nota negativa di un’opera al contrario sorprendente e originale, in grado di coinvolgere il lettore nel tentativo di risolvere l’enigma che ruota attorno ai due protagonisti. Certo, il periodare astruso che talora sfocia nell’ipotassi può creare alcuni disagi, determinare la necessità di fare un bel respiro prima di avventurarsi nella lettura della frase successiva, ma per il resto si tratta di una piccola perla, arricchita da immagini di una bellezza forte, vitale, come quelle in cui viene descritta la passione di Alessandro per le clessidre e il calcolo, spasimato, del passare del tempo.

I personaggi sono impalpabili, nel senso che non hanno consistenza umana, sono esseri fatui, composti della materia propria dei sogni. Un soffio d’aria troppo forte potrebbe farli scomparire di colpo, e con loro, scomparirebbe l’enigma che portano racchiuso nelle loro vite. In particolar modo Chiara, la donna tanto amata da Alessandro, rappresenta al meglio la dimensione onirica di questo romanzo. Evocata continuamente (da Eugenio, da Descuret, dal Re di Napoli) nel corso della narrazione, identificata come l’unica persona in grado di risolvere il mistero che si è infittito attorno alla storia d’amore tra lei e il giovane Altomare, alla fine appare, ma solo un momento, per scomparire di nuovo, subito dopo, in un mistero ulteriore.

Ruggero Cappuccio, La notte dei due silenzi, Sellerio editore, 2007, pp. 221 , € 10.

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