“La notte delle lucciole”

LA NOTTE DELLE LUCCIOLE

uno spettacolo di Roberto Andò e Marco Baliani – testi di Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini

con Marco Baliani e con Coco Leopardi, Andrea Martorano, Umberto Nesi, Felice Panico, Armando Pizzuti, Alexandre Vella
drammaturgia e regia Roberto Andò – scene, luci e costumi Gianni Carluccio – musiche Marco Betta

Uno spettacolo poetico e politico che immagina una notte di veglia in cui Sciascia dialoga a distanza con Pasolini, due protagonisti della parola e del pensiero che, attraverso un immaginario dialogo amicale a distanza, diventano messaggeri di una lucida investigazione.
In una notte speciale illuminata dalle lucciole e dalle parole di due grandi scrittori del nostro tempo è ambientato l’atto unico di Roberto Andò, che ancora una volta attraverso il teatro, come già in passato ha fatto col cinema, interroga la Sicilia e uno dei suoi più emblematici testimoni, Leonardo Sciascia, qui interpretato da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani.

Lo spazio è quello di un’aula scolastica, memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto, e dalla cui esperienza nacque il suo romanzo d’esordio, “Le Parrocchie di Regalpetra”. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l’azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l’oscurità fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l’uomo.

Nell’ambiente metamorfico dell’aula, oltre al narratore-Baliani, un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell’impegno laicamente inteso. Teatro politico, dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all’interrogazione (pirandelliana) sul mistero esistenziale.

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