“La ragazza in blu” di Susan Vreeland

La magia di un quadro in un viaggio tra i secoli

Un libro fatto di vari racconti che si intrecciano tra loro grazie all’unico vero protagonista: il quadro immaginario del pittore olandese Johannes Vermeer “la ragazza in blu”.

L’opera, in realtà, è stata realizzata dal pittore americano Jonathan Janson (Girl in Hyacinth blue), ma l’autrice la attribuisce a Vermeer (di cui si conoscono solo 35 tele) e identifica la modella per questo ritratto in una delle figlie dell’artista, chiamata Magdalena.
Partendo dal più recente possessore del dipinto, fino ad arrivare alla stessa Magdalena, si snodano quindi le storie delle persone che sono entrate in contatto con quell’opera, in un viaggio a ritroso nel tempo: brevi scorci di esistenze toccate dalla magia di un quadro di cui ognuno sottolinea qualche aspetto, ma che per tutti è espressione di un’emozione, un modo di essere.

Molteplici interpretazioni si fondono con le vicende dei personaggi che si focalizzano ora su un particolare (“Ha l’occhio di perla…”) ora sulla ragazza (“è come se aspettasse qualcuno. E la mano. Rivolta verso l’alto, così delicata. Pare che chieda di essere baciata) ora sull’atmosfera che ispira (lo chiamò “Splendore mattutino”)… ma la verità è una sola,rivelata alla fine del libro dai pensieri della protagonista del quadro: “Dei suoi modelli il pittore coglieva lo sguardo, la particolare inclinazione del capo, la solitudine, la sofferenza, il dolore e li trasmetteva a tanta gente che avrebbe continuato a vederli nel corso del tempo, senza mai incontrare faccia a faccia le persone ritratte sulla tela. Gente che l’avrebbe osservata da vicino, pensò, che l’avrebbe guardata intensamente, ma che di lei non avrebbe mai saputo nulla”.

Le storie in cui si dipana il travagliato viaggio del dipinto si combinano abbastanza bene grazie a piccoli particolari inseriti tra un racconto e l’altro che, se si sanno cogliere, rimandano alla vicenda precedente.
Gli ultimi due racconti soffermano sulla figura del pittore (di cui si sa poco) e della figlia (di cui si sa ancora meno) presentandoci la vita a casa dell’uomo e alcune delle sue opere più note, assieme alla sua concezione della pittura come “unico modo per tentare di conoscere”.
La figlia è vista nel suo rapporto frastagliato col padre, spesso assente, ma che lei ammira tanto da desiderare di poter dipingere come lui “la bellezza, lo spazio, la luce, l’aria stessa..”
La conclusione poi, è magistrale.

Una nota di rilievo merita lo stile multiforme dell’autrice, capace di passare dal tono affettato e frivolo di una nobildonna che rinuncia alle apparenze a quello conciso ma lacerante del diario di un giovane studente la cui amante viene impiccata.
Uno stile che, adattandosi alle diverse situazioni, riesce ad evocare personaggi di consistenza quasi reale e rende la lettura più vivace e penetrante.
Un romanzo con più registri che regala più di un’emozione.

Neri Pozza, 2003