Le Giornate del Cinema Muto 2010

La luce e l'ombra

Anche se Variety non lo avesse inserito fra i cinquanta festival “imperdibili” del mondo, Le Giornate del Cinema Muto sarebbero comunque rimaste un evento d’eccezione. Persino lo spettatore occasionale sa cogliere l’unicità di quanto viene proposto a Pordenone ogni anno, nei primi giorni di ottobre: una programmazione dedicata unicamente a pellicole dell’epoca del muto, presentate con la migliore qualità possibile e con accompagnamenti musicali dal vivo a cura di esperti improvvisatori al pianoforte o di ensemble strumentali che si cimentano con partiture scritte appositamente.

Ma questo è solo quanto è sotto la luce; al di là di queste pur ragguardevoli apparenze, molto rimane in ombra, poco visibile a chi è meno attento. E quello che è celato sotto questa ‘ombra’, per continuare con una metafora appropriata ad un festival dedicato ad un’arte della luce com’è il cinema, è forse talvolta più importante di quanto accade in superficie.

Uno sguardo rapido alla programmazione di quest’anno (2-9 ottobre) già rivela dettagli preziosi. Incastonato tra due eventi d’esordio e di congedo dedicati a film realizzati da personaggi di richiamo o di sapiente spettacolarità, con presentazioni musicali d’impatto (The Navigator di Buster Keaton, 1924, con l’accompagnamento degli improvvisatori European Silent Screen Virtuosi, e Wings di William A. Wellman, 1927, proiettato mentre l’Orchestra Mitteleuropea diretta da Mark Fitz-Gerald ha eseguito la partitura scritta da Carl Davis negli anni ’80), si trova un repertorio cinematografico raro ed eclettico. Quest’anno, una delle retrospettive principali è stata ad esempio dedicata a tre maestri della casa di produzione giapponese Shochiku: Yasujiro Shimazu, Hiroshi Shimizu e Kiyohiko Ushihara. Sono questi tra i migliori interpreti di una ricerca “modernista” nata in seno alla Shochiku tra il 1920 e i primi anni ’30, volta a far proprie le innovazioni del linguaggio cinematografico occidentale con una vivacità ed una sensibilità del tutto singolare. Minato no nihon musume (Ragazze giapponesi al porto) di Shimizu, 1933, è stato forse il punto più alto della selezione vista a Pordenone, mentre il distopico e visivamente intenso Privideniye, kotoroyo ne vozvrashchayetsya (Il fantasma che non ritorna) di Abram Room, 1930, ha rappresentato l’impressionante momento d’eccellenza dell’altra retrospettiva fondamentale del festival, centrata sul cinema sovietico e sui tre autori Abram Room, Mikhail Kalatozov e Lev Push.

Tra le presentazioni di rilievo speciale, non va poi dimenticata quella di Upstream (1927), commedia drammatica di John Ford considerata perduta per oltre ottant’anni e ritrovata solo nel 2010 presso il New Zealand Film Archive. Inoltre l’animatore e regista Richard Williams, uno tra gli ultimi depositari di una tecnica di disegno animato artigianale raffinata e complessa, ha portato al festival un nuovo logo ed un cortometraggio inedito, dedicato ad alcuni suoi schizzi sulla vita circense realizzati negli anni ’50. Infine, la lanternista Laura Minici Zotti ha offerto al pubblico di Pordenone l’ultimo spettacolo della sua lunga carriera: un sontuoso ed emozionante viaggio tra le proiezioni d’immagini dipinte su vetro e proiettate dalla luce calda e suggestiva della lanterna magica, a restituire per l’ultima volta l’esperienza della “Grande arte della luce e dell’ombra” –questo il titolo dello spettacolo- che preparò gli occhi del diciannovesimo secolo alle ombre e luci del ventesimo.

È un cinema “invisibile” altrimenti, fatto di pellicole sconosciute anche a molti specialisti; Kevin Brownlow, storico del cinema destinato ad essere insignito del premio Oscar alla carriera, ha voluto ricordare come nemmeno i suoi vasti studi sul muto avessero potuto impedirgli di apprezzare continue e preziose scoperte durante quasi trent’anni di festival.

E qui, dietro queste “scoperte”, stanno le zone d’ombra più ricche de Le Giornate del Cinema Muto. Sono i luoghi dei contatti con i più prestigiosi archivi del mondo, dei restauri pazienti, degli studi e dei confronti tra esperti. Il festival accentra e lega tra di loro i più importanti professionisti del settore, favorendo il dialogo scientifico e la costruzione di una rete internazionale. Nel festival si cela un workshop permanente di studi sul cinema, che vive ben oltre l’appuntamento ottobrino. E la circolazione di conoscenza si attua anche tramite attività formative altamente specializzate, quali quelle che si praticano all’interno del Collegium –il seminario aperto ogni anno a dodici giovani studiosi del muto, selezionati in tutto il mondo- o le Masterclass, corsi di perfezionamento per pianisti improvvisatori.