“Le nevi del Kilimangiaro” di Robert Guédiguian

Guarda e impara

Non c’è altra soluzione. Per salvare i posti di lavoro occorre ridurli. In una cassetta ci sono i nomi di tutti. Michel, il delegato sindacale, sorteggia gli esclusi, lui compreso. Tutti uomini, di età diverse, sulla banchina del porto in una luminosa giornata in cui cielo e mare sono di colore pieno e Jo Cocker canta Many Rivers to Cross.

“Non esistono due tipi di popolazione: uno autoctono, stipendiato e sindacalizzato, che vive nella casetta bifamiliare e l’altro immigrato, disoccupato, delinquente, che sta in periferia. La politica e il cinema possono contribuire a smascherare quest’impostura intellettuale”.

Michel ha superato i cinquant’anni; da decenni, riamato, ama Marie-Claire. Un appartamento di proprietà in un quartiere operaio di Marsiglia, due figli sposati che vivono un discreto benessere e le difficoltà di lavori precari, chiusi nel privato, senza militanza. Michel è un uomo buono, coerente, retto, che vuole cercare “l’ideale e capire il reale” per “… un ordine sociale più ampio e più fraterno” come cita da Jean Jaurès, politico socialista e pacifista d’un passato ormai remoto. Ora che ha tempo, Michael costruisce un gazebo per il barbecue dei figli, intrattiene al telefono l’anziana che la moglie assiste, insegna ai nipotini come si mangiano le sardine e ripensa a sé trent’anni prima, quando non possedeva nulla ed era più radicale. “Ora siamo dei borghesi” dice a Marie-Claire. Entrambi sanno che accanto ci sono poveri, ben più di loro e più in là anche i ricchi, come la figlia dell’anziana che le conta i minuti, convinta che sia Marie-Claire a doverle essere grata, perché le dà lavoro.

Sì, Robert Guédiguian, fa un cinema politico, impegnato a rilevare la complessità, in opposizione a riduttive e facili rappresentazioni della “povera gente”. Con lucida intelligenza osserva, analizza ed estrae tutti gli elementi di coesione, conflitto e contraddizione che uniscono e dividono uomini e donne di età diverse, abitanti di uno stesso territorio, quello dei poveri e degli impoveriti, che se ora si guardano non si riconoscono, perché è venuta meno quella massa visibile che è corpo della coscienza operaia.

Parte da un poema di Victor Hugo, Les Peuvres Gens, in cui è raccontata la convergenza di un gesto d’amore di due coniugi, per comporre una storia contemporanea di delusione, travaglio e ritrovata compassione. Michel e Marie-Claire, legati e minacciati da due giovani incappucciati, hanno consegnato loro le carte di credito e un cofanetto che contiene denaro, regalo d’anniversario di amici e famigliari, per un viaggio in Tanzania, il primo della loro vita. Per caso Michael scopre che uno dei due aggressori è Christophe, un giovane che lavorava in cantiere con lui e come lui ha perso il lavoro, e lo denuncia. I soldi del Kilimangiaro sono serviti a pagare l’affitto, a comprare cibo, a pagare i debiti; e dopo l’arresto a casa sono rimasti due ragazzini, soli.

Guédiguian osserva, riflette e mettere in sequenza con lineare precisione, opalescenze e contraddizioni. Ritorna a L’Estaque, il quartiere dove è nato, per creare vite paradigmatiche che si muovono in un contesto sociale già osservato nei suoi precedenti film (Marius e Janette, La ville est tranquille, Marie Jo e i suoi due amori), e ne coglie i cambiamenti che il tempo ha impresso a cose e persone. Accanto a lui, è la famiglia d’arte di sempre, Ariane Ascaride, Gérard Meylan, Jean-Pierre Daroussin.

Christophe urla di rabbia: per lui è ingiusto il sorteggio, perché non siamo tutti uguali. Lui è un giovane senza futuro; Michel invece viene da altre stagioni, quando il lavoro era sfruttato ma cosa certa. Christophe non ha padri di pensiero a sostenerlo, non ha un punto saldo da cui essere partito. E’ un proletario, senza compagni per fare la rivoluzione. Solo, in un appartamento degradato, è costretto all’impegno crescere i fratelli perché la madre se n’è andata. Per Michel e Marie-Claire è un caso di coscienza e di appartenenza lacerante, ma la giustizia segue il suo corso e non si può fermare.

Coraggio è saper vedere e farsi carico della propria vita, delle proprie scelte; è l’esercizio della coerenza tra idee e pratica, è capacità d’amare e indipendenza di scelta, è ricordare quello che si è stati. Le scene di vita quotidiana raccontano la trappola della guerra tra poveri che toglie forza alle rivendicazioni e mina la solidarietà di classe. Forse sta tornando il tempo delle battaglie collettive. E se così fosse, Guèdiguian con Le nevi del Kilimangiaro ci prepara, invitandoci a uno sguardo più attento verso le complessità che i nostri occhi appannati non vedono; per trovare soluzioni più giuste, per tutti, perché i territori della povertà si stanno allargando.

“La speranza risiede nella riconciliazione di tutta la povera gente.”
Una commedia popolare, generosa di realismo e poesia. Un film che si allontana dal manierismo dell’osservazione e della scontata denuncia. Essenziale per quel che racconta e profondo per le riflessioni che induce. La strada, con sorpresa, pare a portata di mano: occorre guardare l’altro, a partire dalle cose più semplici del quotidiano, dedicare spazio al pensiero, rimettersi in discussione.
La commozione è profonda e gioiosa, con la consapevolezza che la militanza al cinema non è morta.
Presentato al Festival di Cannes 2011 – Un Certain Regard – è ora in Italia con Sacher Distribuzione.

Titolo originale: Les Neiges du Kilimandjaro
Nazione: Francia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 90′
Regia: Robert Guédiguian
Sito italiano: www.sacherdistribuzione.it/nevi_kilimangiaro.html
Cast: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Grégoire Leprince-Ringuet, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Adrien Jolivet, Karole Rocher, Jacques Boudet, Gérard Meylan
Produzione: Agat Films & Cie, Ex Nihilo
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Data di uscita: Cannes 2011
02 Dicembre 2011 (cinema)