“Le ricamatrici” di Eléonore Faucher

La trama della vita

Claire ha un talento: ricamare. Minuscoli rollini di metallo come rotelle di un meccanismo ricoprono la stoffa trapuntata di paillettes e di gemme; rasi flessuosi e punte di lapin morbidamente rotolano nella sua mano, appallottolandosi.

Questo gioiellino di una giovane e deliziosa regista, Eléonore Faucher, colpisce i sensi che adoranti si distendono per seguire allietati un film dal ritmo finalmente umano, teneramente implicito nei suoi rimandi silenziosi, intessuto di parole non dette e di respiro emotivo. La chiacchierata in macchina tra Claire e Guillaume è un punto sospeso nello spazio del non verbale, dell’appena accennato sentimento, prorompente come effluvio all’inizio. E la gravidanza di lei, supportata dalla maestra ricamatrice, acquista un senso nuovo, quello della scoperta: emergono, insieme al bambino che cova dentro al grembo, le nuove attitudini di Claire, il suo afferrare la vita appuntandola sul cuore ma senza farle male.

Ecco che nella seconda parte del film Claire cresce, si divincola dalle brutture del concepimento assistito, e gettando indietro colui che non l’ha neppure concepito, vola altrove: Lucile, l’amica del cuore c’è ancora ma passa in secondo piano. Claire insieme al bambino fa nascere la sua persona e la sua realizzazione passa per un foulard presentato al celebre stilista Lacroix.

Tutto questo film è improntato sul “fare” manuale, come spiega la stessa regista presente alla proiezione:” vuole sottolineare il valore intrinseco dell’artigianato, dell’ereditarietà della professione attraverso l’insegnamento di un maestro, Madame Melikian. Il bambino di cui è incinta Claire invece è un tratto biografico perché “la mia bambina ha appena un anno”, sorride la regista, che ha studiato cinema a Nantes e ha lavorato come assistente alla regia per parecchio tempo prima di approdare a quest’opera prima, con il finanziamento del Centre Nationale de Cinématographie e la Fondazione GAN.

Una danza di tessuti e di luccicanti perle il film introdotto da un corto “Signes de vie” perfettamente amalgamato per poesia e ritmo sequenziale: il corto d’animazione introduce una donna bruna e longilinea che avanza fra i cipressi di un cimitero quando è avvicinata da un ombra di sfere di luce. L’ombra dalle forme umane rappresenta l’amante perduto che l’avvolge nelle sue spire per trattenerla da un salto suicida sulla cima di un altura a strapiombo sul mare. Prima il vento impetuoso e poi il suo stretto abbraccio le impediscono di gettarsi nel mare. La spinta verso il basso si trasforma presto in un ritmo vorticoso in cui i due si fondono e separano ondeggiando finché esausti si stendono a terra fondendosi in miriadi di abbracci.

Festival di Cannes
Semaine de la Critique di Cannes
Tit. orig. Brodeuses
Regia: Eléonore Faucher
Francia 2004
Durata: 87′
Cast: Claire – Lola Naymark, Madame Melikian – Ariane Ascaride
Sceneggiatura: Eléonore Faucher, Gäelle Macé
Produzione: Sombrero Productions