“Le vendeur” di Sébastien Pilote

Il venditore, la crisi economica e Dio

29 Torino Film Festival – Concorso
Quando un venditore è protagonista di un film americano puoi scommettere che le cose gli vanno male: non è più capace di tenere il passo coi tempi e di far fronte a una concorrenza sempre più spietata. Ovvero, il venditore come metafora di un sistema brutalmente competitivo (Americani di Mamet/Foley, per dire un titolo).

Pur vicina geograficamente, la società canadese è però molto diversa da quella statunitense (Michael Moore ha spesso sottolineato le differenze). E molto diverso è il suo cinema. Specialmente quello della sua parte francofona, il Québec. Questo è un cinema che spesso lascia intravedere, dietro una costruzione narrativa perlopiù minimalista e documentaristica, questioni morali e teologiche.

Le vendeur si inscrive in queste tendenze. Le questioni economiche sono in realtà presenti (la principale fabbrica dell’area è chiusa da diversi mesi, e i suoi lavoratori temono l’annuncio della chiusura definitiva: tutta la zona è quindi depressa, economicamente e psicologicamente). Ma per il protagonista le cose vanno a gonfie vele: ogni mese è sempre lui il venditore (di auto) più capace e ha il conforto di una figlia e di un nipotino che gli vogliono bene e che economicamente se la passano altrettanto bene.

“C’era nella regione di Uz un uomo chiamato Giobbe. Quest’uomo era integro e retto, timorato di Dio e alieno dal male. Gli erano nati sette figli e tre figlie. Possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento coppie di buoi, cinquecento asine e una numerosissima servitù. Quest’uomo era il più ricco fra tutti gli orientali”. Il nostro venditore sembra proprio assomigliare al personaggio biblico di Giobbe (è da tutti ben voluto per la sua onestà, e la sua condizione favorevole è spesso sottolineata da inquadrature corali dove lui e i suoi famigliari sono gli unici che sorridono). E, improvvisamente, come a Giobbe, anche a lui capitano alcune disgrazie di cui non sa darsi ragione: la figlia e il nipote muoiono in un incidente, mentre un cliente a cui aveva venduto una macchina, disperato per la chiusura della fabbrica, tenta di togliersi la vita ed è proprio a lui, che gli aveva offerto il finanziamento con qualche leggerezza, che telefona prima di compiere il gesto.

Più che come descrizione delle conseguenze della crisi economica su una piccola realtà, il film ci pare sia da leggere in riferimento a questo genere di problematiche: l’inconoscibilità dei disegni di Dio (la casualità della collisione dell’auto con l’alce – il film si apre con le immagini dell’incidente, dando a queste quasi il valore di una chiave di lettura), la responsabilità verso gli altri (il finanziamento concesso con leggerezza e le sue conseguenze), il rapporto tra le nostre azioni e i compensi ottenuti in questo o nell’altro mondo (le preghiere che il protagonista insegna al nipote; l’allusivo nome del cliente: Paradis…).

Non sempre il film di Pilote riesce ad evitare il rischio (connesso alla volontà di tenere basso il grado della drammatizzazione) della perdita del baricentro o, all’opposto, quello (che emerge quando le tematiche succitate vengono maggiormente evidenziate) di una certa “pretestuosità”. Ma la qualità della recitazione, il suo ritmo placido e l’assenza di eccessive forzature didascaliche ne fanno un film di buona fattura, nell’ambito di un “genere” di cui, come si diceva in apertura, i registi del Québec sembrano specialisti (possiamo ricordare i film di Bernard Émond oppure Les signes vitaux di Sophie Deraspe, passato lo scorso anno proprio qui a Torino) – la nozione di “genere” è normalmente utilizzata in riferimento al cinema americano “classico”, ma forse occorrerebbe provare a definire anche i “generi”, più o meno rigidamente codificati, del “cinema d’autore”…

Titolo originale: Le vendeur
Nazione: Canada
Anno: 2011
Regia: Sébastien Pilote
Durata: 107’
Cast: Gilbert Sicotte, Nathalie Cavezzali, Jérémy Tessier, Jean-François Boudreau, Pierre Léblanc.
Produzione: Acpav
Vendita all’estero: eOne international Film
29 Torino Film Festival – Concorso