“Left Bank Holiday Europe Tour” degli Steely Dan

Villa Contarini, Piazzola sul Brenta, mercoledì 8 luglio 2009

Dopo il concerto a Lucca del 2007, primo e unico in Italia in quarant’anni di carriera, gli Steely Dan tornano nel belpaese con il loro Left Bank Holiday Europe Tour. Esiste l’esibizione perfetta? Forse no, ma quella del duo Fagen-Becker (e soci) si avvicina di molto all’obiettivo.

Cornice ideale, clima ideale, gruppo d’apertura ideale (Toon Roos Quartet con il loro jazz piacevole e sobrio), orario d’inizio ideale (sette minuti di ritardo, ci stanno), audio bilanciatissimo, musicisti bravissimi, scaletta ottima. Insomma? Insomma gli Steely Dan si confermano una pietra miliare della musica pop e non solo, uno dei pochi esempi di come si possa essere intelligenti con molta ironia e gusto da vendere, di come si possano unire tutte le sonorità del Nord America (dal blues al funk al jazz) senza mai annoiare e senza mai cadere nei tranelli della faciloneria.

Donald Fagen entra con occhiali da vista vintage e una giacca lunga che pare un vecchio pastrano, capelli e barba in disordine, il passo ciondolante e la gobba imponente. Sembra lo zio matto che vaga per casa o uno pseudo-maniaco che si aggira al parco. Tossicchia durante il secondo brano, ma non lo dà a vedere e confonde gli animi preoccupati bevendo un po’ di Coca-Cola. Si dimentica pure un verso di Glamour Profession e si salva con un po’ di scat.
E sì che Walter Becker ha tutta l’aria del turista con t-shirt e faccia abbronzata e forse è un po’ nervoso perché qualche effetto della chitarra non funziona come dovrebbe.
La sezione fiati sembra sonnecchiare tra un riff e l’altro e Roger Rosemberg si appoggia spesso al suo sax baritono come fosse una stampella.
Sono minuzie, dettagli semplicemente curiosi per evitare di scrivere l’unica cosa, e perdonateci se siamo fan di parte ma è la pura verità, che va scritta: il concerto è grandioso. Keith Carlock alla batteria, Freddie Washington al basso e John Herington alla chitarra, con la prestigiosa presenza di Jim Beard al piano e alle tastiere, sono una sezione ritmica impeccabile. I fiati sono intonati, precisi, grintosi negli attacchi e tutti dimostrano grandi doti solistiche. Le coriste sono splendide, tutte nere con i capelli afro, dalle voci calde e misurate.

Il viaggio nell’illustre carriera (così dice scherzando il leader dell’”orchestra”) è lungo e piacevole. Da Bodhisattva si arriva a Two Against Nature, passando per Green Earrings, Josie, Home at Last, Hey Nineteen, Babylon Sisters e Peg. Alle coriste l’onore di cantare Parker’s Band e a Becker Daddy Don’t Live in That New York City No More. A ogni inizio un sussulto, grida di approvazione dai tanti appassionati accorsi per seguire il concerto atteso da sempre. Tutti ripagati da due ore di Musica, con la maiuscola. Serve altro?