Luciano Lunazzi, Take the Bus
Io sono tra i pochi che continuano a disegnare
_ dopo la fine dell’infanzia,
_ persistendo a perfezionare i tratti infantili,
_ senza le tradizionali interruzioni accademiche.
Saul Steinberg
Si è chiusa il 18 ottobre a Udine l’esposizione Take the bus, personale di Luciano Lunazzi curata da Laura Ellero negli spazi di P.A.P.A. (Posto Anomalo Per l’Arte), sponsorizzata da SAF Autoservizi FVG Spa. Ci sono viaggi che portano lontano, non solo nel tempo e nello spazio, e altri che ti fanno tornare a casa.
Sembra averli fatti entrambi Luciano Lunazzi, che ci accoglie con l’aria di chi ha appena messo i piedi a terra dopo aver attraversato l’oceano, negli occhi ancora la gioia e la nostalgia dei luoghi visti, occhi che rimandano a ricordi lontani eppur vividi e a dimenticanze necessarie. Ha l’aria di chi questo mondo se l’è andato a vedere di persona Lunazzi, di chi non si fida del sentito dire, di chi ha percorso strade secondarie metro dopo metro, su mezzi scomodi, con la lentezza indispensabile, l’aria di chi viaggia leggero e si fida dell’umanità.
Nato ad Ovaro in Carnia nel 1952 si trasferisce in Svizzera nel 1959. Nel 1973 il primo viaggio lo porta in India. Molti i luoghi visitati, dal Pakistan all’Afghanistan, dalla Grecia al Messico, l’Iran, la Spagna, i Balcani, l’Australia, la California dove vive per otto anni fino al 1988. Salta anche sul leggendario Magic Bus Lunazzi, che da Amsterdam lo porta a Katmandu. In tasca un mestiere antico, quello del panettiere pasticcere. A quarant’anni inizia a dipingere e lo fa da autodidatta. Lo fa su materiali considerati poveri, come il cartone. L’uomo di cartone è infatti il titolo di un documentario su Lunazzi realizzato da Andrea Scalone.
Dalla tecnica mista all’acrilico, dal collage con materiali di riciclo come pagine di riviste, dischi di vinile al pennarello e al graffitismo la sua è un’arte gioiosa in cui dominano i colori, un’arte istintiva e dalla grande forza espressiva. In essa si riconoscono i simboli e le contraddizioni di un’umanità multiforme. Le sue sono opere rumorose, producono suoni. Se le si ascolta bene in sottofondo si può cogliere il frastuono che fa la vita. Luciano Lunazzi ora è tornato in Friuli, vive a Udine, e ci racconta che dopo aver tanto viaggiato è giunto il momento di far viaggiare le sue opere. E così noi ci auguriamo che i suoi magic bus dai colori sgargianti, realizzati su cartone ma anche tutte le sue opere future, siano come lui, ricche di grazia e leggerezza, e che facciano molta strada.