“MAOMETTO SECONDO” DI GIOACHINO ROSSINI

Maometto nel segno di Venezia. Scimone e Pizzi firmano il successo dell'opera

L’edizione veneziana (1822) del “Maometto Secondo”, che il Teatro La Fenice ha riproposto, presenta il finale lieto.

Con questa premessa si potrà capire che l’opera, una delle più belle della produzione seria rossiniana, nel finale del secondo atto scadrà non poco, perché si perde il senso tragico della vicenda e ne viene fuori una sorta di masochismo di Anna nel voler ubbidire al padre Erisso e sposare colui che le era stato assegnato, ovvero Calbo, anziché vivere con Maometto che in realtà ama.

Quest’opera ha una grandiosità di lineamenti drammatici, ma ha anche un respiro nuovo per quanto riguarda l’opera italiana degli anni ’20. Non trascurando il contrappunto, Rossini elabora una costruzione a disegni ampi che creeranno un modello per il teatro successivo.

A Pier Luigi Pizzi, che come sempre cura regia, scene e costumi, va il merito e l’ammirazione per saper creare in ogni produzione qualcosa di nuovo. In questo caso la scena, sfruttando le nuove macchine del teatro, si sdoppia in due piani. In quello superiore vi sono le rovine di una chiesa con un altare cristiano, in quello sottostante vi è la cripta molto ben tratteggiata dal chiaro-scuro delle luci di Sergio Rossi.

I costumi sono semplici e la regia non presenta né fasti né arditezze, ma fa coesistere molto bene ciascun personaggio all’interno della scena compresi i cori di cristiani, di musulmani e di donne.
Sul piano esecutivo la vocalità è come sempre impervia. A un virtuosismo stellare e acrobatico si abbinano forti necessità drammatiche: progressivamente Rossini, da Armida, in cui si ha una concezione canora più barocca, alla Donna del Lago per arrivare a Maometto Secondo, modifica il valore del virtuosismo che non è più espressivo e autonomo sfogo estetico. Si guarda alla drammaticità dell’opera nella sua piena totalità.

Lorenzo Regazzo, Maometto, brilla di luce propria in un cast dignitoso. Ineccepibile nel canto melismatico di agilità, coniuga oltre alla bravura di cantante una certa sicurezza nel caratterizzare la fierezza del grande Maometto. Buona prova sul piano vocale per Calbo, ruolo en travesti, di Anna Rita Gemmabella. Incarna bene il contralto rossiniano, scuro e agile. Maxim Mironov, Paolo Erisso, ha saputo accostare a una vocalità belcantista ben timbrata, una scarsa sonorità ed emissione vocale. Nelle parti d’insieme spesso tendeva ad essere sovrastato.

Carmen Giannattasio, non ha convinto gran che: fatica a tener testa a una vocalità impervia e piena di fioriture come quella di Anna; migliora nei momenti patetici. Per scelta direttoriale Condulmiero è stato affidato ad un sopranista, Nicola Marchesini, anziché a un tenore (versione napoletana) o a un basso (versione veneziana).

Claudio Scimone alla guida di una ristretta orchestra ha saputo trovare equilibrio e pulizia in una partitura che conosce a memoria e di cui è stato sostenitore e curatore della nuova revisione critica proposta per l’occasione.
Caldissimo successo per tutti.

MAOMETTO II – dramma per musica in due atti; libretto di Cesare della Valle; musica di Gioachino Rossini; prima rappresentazione in tempi moderni dell’edizione veneziana
Teatro La Fenice 26 dicembre 1822; edizione critica a cura di Claudio Scimone; maestro concertatore e direttore: Claudio Scimone; regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi;
light designer: Sergio Rossi; Orchestra e Coro del Teatro La Fenice; direttore del Coro: Emanuela Di Pietro