“MARIO MERZ – CITTÀ IRREALE” alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

In mostra a Venezia

L’esposizione intitolata “Città Irreale” inaugura i nuovi spazi delle Gallerie dell’Accademia destinati a ospitare le mostre temporanee, arricchendo così lo storico ambiente museale, oltre alle nuove sale che amplieranno la parte della collezione permanente.

La mostra che ha per protagonista Mario Merz (1925-2003), artista poliedrico e innovatore dell’arte italiana a partire dal secondo dopoguerra, si snoda in un percorso dal forte impatto visivo che ci permette di cogliere e approfondire alcuni capisaldi della sua poetica e del suo fare creativo. L’allestimento espositivo focalizza l’attenzione su dodici opere realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, perlopiù installazioni, documentando anche la produzione grafica dell’artista e la sua capacità di invadere gli ambienti all’aperto attraverso un lavoro inserito in uno spazio esterno.

Le opere esposte ci invitano a confrontarci con oggetti, materiali, forme, segni e parole che partendo da un piano puramente visivo, quello del riconoscimento di ciò che ci sta attorno, ci trasportano in un’esperienza da vivere con tutti i nostri sensi e poi ancora in una dimensione mentale che fa riflettere sui concetti profondi espressi dall’artista.

Si inizia con strutture ed oggetti appesi alle pareti di stampo ancora bidimensionale trafitti dai neon, come in Città Irreale (1968) che dà il titolo alla mostra, costituita da un triangolo il cui neon viene usato per scrivere una riflessione poetica sulla dimensione urbana delle nostre città, partendo dalla condizione particolare di un luogo come Venezia; segue Impermeabile (1966) formata da un indumento di uso comune che viene rivitalizzato dall’energia della luce artificiale, in una sintesi tra pittura e scultura. Lancia (1966) e Sitin (1968) evocano entrambe se pur in modo diverso un’idea di rottura, la prima ponendosi come l’espansione vettoriale nello spazio di un oggetto appartenente ad un tempo primitivo, sprigionando energia; la seconda come acquisizione di uno spazio di protesta rifacendosi nel titolo ad uno slogan diffuso durante le contestazioni del ’68.

Poi compaiono gli Igloo, simboli universali di un rifugio per l’umanità, sospesi tra un’idea di concentrazione ambientale e di espansione spaziale, esemplificati da Igloo (di Marisa) (1972) realizzato con panini di stoffa creati dalla moglie attraversati da numeri al neon della serie di Fibonacci, e Senza titolo (Luoghi senza strada) (1994) una grande struttura metallica con l’inserimento di pietre e neon che suggerisce ancora una volta una riflessione sui concetti di spazio e di luogo a partire dal contesto ambientale in cui l’opera è inserita. Non potevano mancare lavori come Spirale di cera (1970-81) e Verso lo Zenith (1985) che propongono la forma della spirale capace di incarnare l’energia vitale del cosmo dando espressione visiva della progressione di Fibonacci, la prima attraverso un movimento orizzontale, la seconda innalzandosi in verticale.

L’incontro con la produzione grafica di Merz avviene attraverso alcune opere eseguite a partire dagli anni ’60 caratterizzate da forme vegetali o astratte (spesso a spirale o conchiglia) nelle quali si racchiude il principio numerico che sta alla base della crescita biologica e dei rapporti uomo-spazio, unito alla parola scritta. Senza titolo (Una somma reale è una somma di gente) (1972) è una sequenza fotografica che mostra “un’azione di riempimento spaziale” riferita alla mensa di una fabbrica (nei pressi di Napoli) che si affolla gradualmente di operai rispecchiando la successione numerica dell’illustre matematico, evidenziata da numeri al neon collegati alle foto; l’opera si allarga anche alla sfera sociale riprendendo uno spaccato storico e alludendo all’importanza del tavolo come luogo di condivisione.

Il percorso si conclude in maniera suggestiva nel cortile interno in cui ci si trova immersi in 74 gradini riappaiono in una crescita di geometria concentrica (1992), una sorta di accampamento di igloo realizzati in pietra e ferro che fanno pensare al passaggio dal singolo nucleo abitativo ad una realtà sociale capace di trasformare lo spazio e di superare le barriere del tempo.

MARIO MERZ
CITTÀ IRREALE
8.05 – 20.09.2015
Gallerie dell’Accademia di Venezia
A cura di Bartolomeo Pietromarchi