MERAVIGLIOSE AMBIENTAZIONI PER LA TRAVIATA AL TEATRO LA FENICE

ROBERT CARSEN REINTERPRETA VERDI

Sullo sfondo di uno sfavillante spettacolo di burlesque si anima l’amaro dibattito tra Alfredo Germont e Violetta, attraverso il quale quest’ultima si vede costretta a manifestare la sua rinuncia alla felicità. Accantonato l’egoismo dei suoi propositi, Giorgio Germont cerca di salvare la situazione irrompendo nella discussione dal ledwall che evidenzia la godereccia sensualità evocata dai movimenti dei danzatori alla festa di Flora, manifestando le proprie colpe nel vano tentativo di far ricongiungere i due amanti. Ma la malattia di Violetta sta per avere il sopravvento sul corpo della ragazza che cade esanime dopo un ultimo quanto effimero abbaglio di felicità tra le braccia di un incredulo Alfredo nell’essenzialità del garage che ha ospitato i suoi ultimi istanti di vita. Del tragico avvicendamento ne è un presagio il luttuoso movimento rilasciato dall’incessante caduta di banconote che accompagna il lacerante grido d’amore per Alfredo attorniato dall’atmosfera trasognante del bosco innalzato a simbolo dell’amaro destino di Violetta.

Sono queste le meravigliose ambientazioni che caratterizzano La Traviata di Giuseppe Verdi che si sta svolgendo in questi giorni al Teatro la Fenice di Venezia, intelligentemente ideate da Patrick Kinmonth, arricchite delle coreografie di Philippe Giradeau e sapientemente incorniciate dal pensiero registico di Robert Carsen. L’attuale allestimento del melodramma ha la capacità di insinuarsi all’interno della musica di Verdi amplificandone ulteriormente il segno drammatico che si scaglia sull’ascoltatore suscitando un impatto a dir poco dirompente.

Nemmeno il più recalcitrante appassionato d’opera può rimanere inerme al passaggio di questa Traviata che a ragione viene ripetutamente riproposta sul palco del Teatro veneziano, laddove fu inscenato per la prima volta nel marzo del 1853.

Se la scura vocalità di Attilio Glaser non sempre si è rivelata in grado di far risaltare la presenza di Alfredo dall’impeto orchestrale dignitosamente condotto da Diego Matheuz, l’equilibrata interpretazione di Giuseppe Altomare si è rivelata capace di evidenziare al meglio la smania di Giorgio Germont nelle sue multiformi sfaccettature. Eccelle di certo per bravura e autorevolezza l’interpretazione di Venera Gimadieva nei panni di una Violetta capace di rendere al meglio tanto le perle solistiche che hanno reso celebre il personaggio, quanto i momenti corali organizzati da Claudio Marino Moretti.

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice direttore d’orchestra Diego Matheuz Stefano Rabaglia (15/3) maestro del Coro Claudio Marino.
_ Cast: Irina Lungu (15, 21, 25/2 – 6, 15/3) Venera Gimadieva (16, 23, 27/2, 4, 8/3) (Violetta Valery) Shalva Mukeria (15, 21, 25/2 – 6, 15/3) Attilio Glaser (16, 23, 27/2, 4, 8/3) (Alfredo Germont) Vladimir Stoyanov (15, 21, 25/2 – 6, 8/3) Giuseppe Altomare (16, 23, 27/2, 4, 15/3) (Giorgio Germont) Matteo Ferrara (Il marchese D’Obigny) Elisabetta Martorana (Flora Bervoix) Sabrina Vianello (Annina) Iorio Zennaro (Gastone) Armando Gabba (Il barone Douphol) Mattia Denti (Il dottor Grenvil)
_ Regia Robert Carsen, scene e costumi Patrick Kinmonth, coreografia Philippe Giraudeau, light designer Robert Carsen e Peter Van Praet
_ Sabato 15 febbraio alle 19.00, domenica 16 alle 15.30, venerdì 21 alle 19.00, domenica 23 alle 15.30, martedì 25 alle 19.00, giovedì 27 alle 19.00, martedì 4 marzo alle 19.00, giovedì 6 marzo alle 19.00, sabato 8 alle 15.30, sabato 15 alle 15.30.