venerdì, Ottobre 16, 2026
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“MINEURS” e la Basilicata inaugurano il Giffoni Film Festival

Potenza – Sarà la Basilicata e la sua umanità ad inaugurare il festival cinematografico più “necessario” del mondo – come lo definiva il maestro Francois Truffaut. Proprio nella sala Truffaut di Giffoni, alle 18.30 di venerdì 13, MINEURS di Valeria Vaiano e Fulvio Wetzl sarà proiettato al numerosissimo pubblico di ragazzi e di critici.
Questo evento culturale, fra i più importanti dell’anno, grazie a questo film, pone la regione all’attenzione in un luogo simbolo di quanto fa la cultura per le nuove generazioni. Sono le piazze e i borghi lucani in primo piano, in un’unica grande scena, e sono i nostri bambini, magistralmente diretti da un regista come Wetzl che ha tanto commosso con i suoi film, specie quando mette a fuoco la loro spontaneità. Storie e aneddoti, in una sceneggiatura che ha scritto a quattro mani con Valeria Vaiano: l’attrice napoletana si è ricucito addosso il personaggio della madre-moglie, in una epoca – gli anni ’60 – di miseria e di emigrazioni.

Il distacco dei bambini dalla scuola italiana fino a quella in Belgio, nella regione mineraria del Limburg. E con i giochi dei ragazzi, c’è la sofferenza riletta attraverso i loro occhi; il trattato del 1946 tra i governi belga e italiano di scambio uomo-carbone, la lotta per il passaggio dalle baracche alle case in muratura, per il miglioramento e la messa in sicurezza degli impianti di estrazione del carbone, negli anni ’60 ancora funestati da incidenti, il problema delle malattie professionali come la silicosi che hanno decimato al loro ritorno i minatori e il riconoscimento nel ‘63 della pensione di invalidità proprio per le malattie professionali. Il territorio così ben ripreso (con una avveduta fotografia del lucano Ugo Lo Pinto già allievo di Coppola), i paesi di Acerenza, Atella, Cancellara, Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Rapolla, Rionero in Vulture, Ruoti, San Fele e Satriano di Lucania, e il santuario mariano di Pierno, e il ponte di Annibale di Muro Lucano.

E poi i volti di Franco Nero e della Vaiano, così intrisi di una umanità di altri tempi, come quelli più lucani di Ulderico Pesce e di Cosimo Fusco, di Chiara Lostaglio e di Peppino Di Palma, di Titti Lanzetta, Canio Giordano e, bellissima, l’anziana Giulia Camera in una scena ilare quanto struggente; Antonino Iuorio conferisce quel tono di amabile uomo di paese. Ma saranno i bambini a predominare: Walter Golia (Armando, il protagonista) presente in ogni scena con la sua carica di entusiasmo velata da un filo di tristezza. E Tiziano Murano, Rossana Santoro, Tommaso De Luca e Federico Materi, in uno stretto rapporto con i bambini del Limburg, un interscambio di esperienza sulle note delle “Monete rosse” di Sinisgalli. Al gioco di coraggio dei nostri “carruozzi”, i bambini fiamminghi ne sostituiscono uno non dissimile: scendere dalle colline di cumuli di carbone di scarto seduti su coperchi, padelle, pezzi di legno.

Anche la portata simbolica di questi giochi, sia le carrozze che le glissades, è evidente. Sono come riti di iniziazione all’età adulta. L’idea di riprodurre l’antico gioco delle glissades è nata agli autori vedendo il meraviglioso film di Paul Meyer Deja s’envole le fleur magre, girato nel 1960 nel Borinage, sulla vita dei bambini della comunità italiana dei minatori. La falsariga della parte fiamminga del film è senz’altro quel prezioso documento, che Wetzl cita direttamente nella scena finale del film, dove i nostri due guaglioni lucani vanno con le loro fidanzatine fiamminghe, proprio a vedere quel film. E Armando, vedendosi come in uno specchio sullo schermo, rifletterà (come già Elsa Morante ne La storia) che “si può fare un film su ogni cosa, anche su di noi”, parafrasando il maestro lucano Fernando che a proposito de Le monete rosse, aveva già detto che “si può fare poesia su qualsiasi cosa, anche su un gioco di guaglioni”.
Le canzoni di Adamo, molto amato in Italia negli anni ’60, pure figlio di minatori siciliani in Belgio, tratteggiano oltremodo il percorso poetico del film.