MODELLI TAGLIATI IN CARNE [per l’esecuzione di un soggetto] AL PAC

Performance di teatro danza sul tema della tortura

A partire dal 26 giugno fino a domenica 28 in occasione della Giornata internazionale per le vittime della tortura, La fabbrica dell’uomo, il festival patrocinato dal Comune di Milano e dal Centro di drammaturgia Outis giunto alla III edizione intitolata Incanti e Disincanti, ha voluto promuovere due eventi che da differenti punti di vista proponessero una riflessione su questa tematica.

In principio fu il verbo. Poi il verbo divenne carne. E la carne per sua natura desiderò. Desiderò carne della propria carne. E desiderò ancora. E ancora. Una sana e robusta sopraffazione.

Sabato 27 la Palazzina Liberty di Milano ha infatti ospitato Amnesty International per un incontro a più voci sul tema della violazione dei diritti umani, mentre al Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) andavano in scena i giovani danzatori e coreografi Lara Guidetti e Francesco Pacelli con la performance Modelli tagliati in carne, breve successione di interazioni corporee che di volta in volta scaldagliano possibili varianti e dinamiche di un nucleo ralazionale fisso, quello tra vittima e carnefice.

Amalgamando ingredienti drammaturgici e coreutici, ormai indispensabili a tanta parte della danza contemporanea, costituiscono un approccio inedito alla disciplina coreografica: invece della tradizionale tendenza all’estetizzazione del movimento entro una dimensione spazio-temporale astratta, questa produzione spalanca le porte della danza alla concretezza e all’attualità del teatro civile.

Pur presentando articolazione interna per quadri rappresentativi autonomi, ciò che maggiormente merita interesse è il movimento progressivo che informa l’intero lavoro, i passaggi da un frammento all’altro: gli spettatori vengono fatti accomodare in uno spazio bianco e scarno, i due protagonisti giacciono su un pavimento freddo, anch’esso bianco, rannicchiati come feti. Sono nudi come vermi, eccetto che per le mutande, color carne, e una sorta di maschera antigas che ne copre i volti. La fisicità viene esaltata con ogni mezzo: la nudità esibita della prima parte, in cui i due sono nient’altro che corpi privi di identità, che confusamente si gettano l’uno sull’altro con violenza disturbante; segue il rito della vestizione, attraverso cui il corpo da modello di carne diviene persona, donna e uomo, e la sopraffazione del torturatore sul torturato assume i contorni di un rapporto di coppia dai meccanismi perversi e intimamente brutali. Si esplicita l’equazione tortura uguale desiderio della carne. Significativa a questo proposito la metamorfosi del passo a due, in bilico tra la sensualità di un tango e la giocosità di un rock ’n roll, in una lotta senza esclusione di colpi tra la dama e il cavaliere, oppure la trasformazione della donna in una specie di marionetta dalla quale l’uomo invano cerca gesti d’affetto.

L’intento ultimo è certo quello di sensibilizzare il pubblico di fronte alle notizie di trattamenti inumani ancor oggi praticati in molti paesi, basti pensare alle recenti vicende di Guantanamo e Abu Graib, raccogliendo in eredità e al contempo omaggiando l’impegno civile del maestro del teatro inglese Harold Pinter, morto lo scorso 24 dicembre. La Compagnia della Corte con il progetto “Ritorno a Pinter”, di cui Modelli tagliati in carne fa parte, vuole ricordarlo in particolare per la ‘Trilogia del consenso’, scritta negli anni ottanta e composta dagli atti unici Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna e Party time, nella quale il drammaturgo inglese esplora il tema della violenza quale mezzo di sopraffazione per la creazione del consenso in una società civile.

In Modelli tagliati in carne questa stessa sopraffazione si svincola dal vettore verbale per divenire puramente corporea, una corporeità che è sinonimo di bisogno dell’altro, di rifiuto dell’altro, di desiderio senza scrupoli.

Produzione Compagnia della Corte – Compagnia Sanpapié,
per il progetto RITORNO A PINTER
Coreografia e interpretazione: Lara Guidetti, Francesco Pacelli – Drammaturgia: Sarah Chiarcos – Musiche: Marcello Gori – Organizzazione: Marte Marchesi