“Macbeth”

Lavia e Shakespeare

Affrontata dai più grandi registi e attori della storia del teatro (Ingmar Bergman, Giorgio Strehler, Eimuntas Nekrosius tra gli altri) e del cinema (si ricordano Orson Welles, Akira Kurosawa, Roman Polanski), Macbeth è la tragedia di Shakespeare che mette a fuoco il tema del male insito nell’uomo. Vittoriosi su un esercito di ribelli, Macbeth e Banquo, generali del re Duncan di Scozia, vengono informati del loro destino da tre streghe incontrate nel viaggio. La prospettiva di un futuro di regalità e potere fa scattare per loro un vortice di sangue e di follia.

“Macbeth è la tragedia del tempo umano lineare, il tempo di un’esistenza fatta di ‘Domani… domani… domani…’. È un tempo fatto di paura. È la tragedia del tempo di un Uomo Nuovo condannato al ‘fare’ per ‘potersi fare’. Re o altro ha poca importanza. Un uomo condannato alla paura di perdere ciò che ha raggiunto col suo ‘fare’ e che vive nell’ambigua incertezza di essere qualcosa e non essere mai veramente. Questo Uomo Nuovo non è il portatore di un nuovo modello di realtà, ma il dubbioso interprete di una soggettività frantumata, pieno di nostalgia per un’ontologia smarrita per sempre. Il palcoscenico della storia è andato in pezzi e l’Uomo-Attore sulla scena del mondo recita la sua vita come ‘la favola scritta da un idiota: non significa nulla’. Se tutti i riferimenti e i fondamenti sono caduti, tutti i significati e i sensi si vanificano nelle parole vuote di un delirio di pazzi”.
Gabriele Lavia – dalle note di regia